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Autocontrollo emotivo: ecco 5 consigli per imparare a gestire le emozioni

Quando parliamo di autocontrollo emotivo facciamo riferimento alla capacità di tenere sotto controllo la nostra parte emotiva disturbante, mantenendo il controllo sulle nostre azioni.

Controllare le emozioni ed evitare che queste ci facciamo perdere la bussola è un’abilità fondamentale da sviluppare: anche se questa è importante per tutti, può essere cruciale per un aspirante imprenditore o chiunque abbia una posizione di leadership. Allo stesso tempo, gestire l’emotività è importante anche per uno studente: pensa, ad esempio, ad una situazione come un esame orale, in cui l’ansia potrebbe avere la meglio, così come durante la presentazione di un progetto.

In questa guida dell’Università Niccolò Cusano di Grosseto parleremo proprio di come fare per gestire al meglio la tua sfera emotiva e reagire alle situazioni di stress. Iniziamo subito.

Ecco come controllare le emozioni efficacemente

Avere uno scarso autocontrollo emotivo rischia di compromettere la qualità dei tuoi pensieri, la tua capacità di giudizio e il tuo comportamento. Le decisioni avventate che scaturiscono da una reazione emotiva hanno un impatto sulla tua efficacia nel risolvere i problemi e hanno un’influenza sugli altri non indifferente.

Come fare per imparare a gestire le emozioni e a non cadere in balìa di esse? Ecco una serie di consigli utili per migliorare la qualità della tua vita e del tuo lavoro.

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Cos’è l’autocontrollo emotivo?

L’autocontrollo emotivo implica la capacità di riconoscere e gestire le proprie emozioni, mantenendo la propria efficacia anche in situazioni di stress.

Questo però non significa evitare o reprimere le emozioni: si tratta, piuttosto, di un’abilità di controllo, che può essere acquisita ripetendo costantemente certe azioni.

Ci sono delle situazioni in cui può capitare di sentirci sopraffatti dalle emozioni, come se fossero loro a controllare noi e non viceversa. Quando le emozioni annebbiano la nostra mente, tutti gli altri sforzi intellettuali, dalla formulazione di una frase alla risoluzione di un problema, diventano difficili da gestire.

Il blocco delle nostre abilità cognitive ci porta ad agire con impulsività o a fare o dire cose che non pensiamo, rischiando di  danneggiare le relazioni.

Le emozioni fanno parte della nostra vita quotidiana e il modo in cui le sentiamo e le esprimiamo influenza la qualità della nostra vita, ma anche il modo in cui gli altri ci vedono. Se, ad esempio, siamo abituati ad arrabbiarci e a fare un vero dramma quando il nostro partner non risponde al telefono, invece di affrontare la situazione in modo razionale e calmo, questo sicuramente ci predisporrà a rapporti conflittuali.

Per questo è importante saper gestire i pensieri automatici negativi: le nostre reazioni determinano il nostro umore e influiscono sui nostri pensieri.

5 consigli da mettere in pratica ora per il controllo delle emozioni

Se sei costantemente di cattivo umore, se non riesci a gestire lo stress e ti senti sopraffatto, probabilmente dovrai imparare qualche tecnica di autocontrollo emotivo. Eccone alcune da applicare subito.

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1 – Prendi tempo

Il primo consiglio che vogliamo darti per mettere in pratica l’autocontrollo emotivo è quello di provare a rimuovere temporaneamente te stesso dalla situazione che rischia di sopraffarti.

Che cosa significa? Se senti che un’emozione sta prendendo il controllo si di te, ritagliati un intervallo di 20 minuti per creare un  ambiente per te stesso a bassa pressione. Abbiamo detto che le emozioni influenzano il nostro giudizio e la nostra scelta: per questo dissociarti per un momento potrebbe aiutare a farti vivere la cosa sotto un altro punto di vista.

Inoltre, secondo uno studio, sembrerebbe che le emozioni negative generate da una situazione X si applichino anche ad una successiva situazione Y non correlata. Ad esempio, la frustrazione che accumuli nel traffico pesante può tradursi in rabbia quando arrivi in ​​ufficio.

2 – Usa il modello ABCDE

L’ansia e la preoccupazione inibiscono l’autocontrollo emotivo. Avere un po’ di preoccupazione va bene, perché ci aiuta a rimanere vigili sulla nostra attività e può assisterci nella prevenzione di rischi eccessivi. Tuttavia, essere in balia dell’ansia può indebolirci e minare al nostro ottimismo, generando pensieri negativi.

Per gestire le preoccupazioni, prova ad applicare il modello ABCDE sviluppato dal Dr. Martin Seligman, dove:

  • A-Adversity (avversità): il primo passo è quello di identificare le avversità
  • B-Belief (credenza): dovrai poi identificare le convinzioni automatiche che hai quando provi le avversità.
  • C-Consequences (conseguenze): come ti senti dopo aver provato questa convinzione?
  • D-Disputation (disputa): contesta queste credenze automatiche esaminando i fatti della situazione. Chiediti: quali sono le prove concrete che sostengono questa convinzione?
  • E-Energization (energizzazione): elenca i pensieri e le sensazioni che hai ora come risultato dell’analisi e della contestazione dell’interpretazione negativa che hai attribuito ad un’avversità. Ha cambiato il modo in cui ti senti? Ti ha aiutato a vedere la situazione da una prospettiva diversa?

Ripeti questo modello per imparare a gestire i tuoi pensieri automatici negativi e le tue “convinzioni limitanti”, ossia le barriere e i limiti che tu stesso ti poni senza avere un fondamento.

3 – Crea un diario delle emozioni

Una buona abitudine che potresti coltivare per imparare a gestire e a conoscere le tue emozioni è quella di tenere un diario. In questo diario, che sia cartaceo o digitale, dovrai annotare ogni giorno quali forti emozioni hai più spesso, analizzando i passaggi che precedono l’emozione.

Questo ti aiuterà a focalizzare l’attenzione su te stesso, su ciò che senti e pensi, in modo da poter cambiare i tuoi pensieri ed emozioni negative.

4 – Riconosci (e gestisci) ciò che ti fa perdere la pazienza

La mancanza di pazienza è una condizione che può portare facilmente ad un accumulo di stress. Quando perdi la pazienza, potresti prendere decisioni improvvise o avere un atteggiamento sprezzante con le persone di cui potresti pentirti.

Avere pazienza, ovviamente, non significa accettare tutto; quando affronti le persone o le situazioni, però, potresti farlo con più calma.  Conoscere i tuoi personali punti di rottura può aiutarti a sviluppare una maggiore pazienza. Considera di fare una lista delle cose che minano alla tua pazienza e sviluppa strategie per evitare che questi inneschi ti facciano perdere la calma.

Ad esempio, potresti decidere di rimanere in silenzio quando sei sotto stress. Se la tua impazienza deriva da lotte legate alla gestione del tempo, pensa a procurarti alcuni strumenti per aiutarti a mantenere la tua produttività e ridurre lo stress causato dalle pressioni temporali.

5 – Sperimenta tecniche di rilassamento

L’autocontrollo emotivo prevede una serie di comportamenti e anche di consapevolezze che dovrai acquisire nel corso del tempo. Una buona abitudine che potresti prendere quando le emozioni cercano di sopraffare la tua mente è quella di rilassarti. Che sia con la meditazione, lo sport, l’arte o la musica, l’importante è che sia un’attività che ti faccia svagare e che ti renda felice.

Se le emozioni ti fanno perdere il controllo, staccare la spina diventa fondamentale per ritrovare te stesso ed evitare di avere reazioni di cui potresti pentirti.

Su come gestire le emozioni abbiamo detto proprio tutto, per oggi: non ti resta che mettere in pratica i nostri consigli e integrare l’autocontrollo emotivo nella tua vita. Vedrai che, con un po’ di costanza, inizierai a raccogliere i tuoi frutti.

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Film sulla filosofia: ecco i 7 da non perdere assolutamente

Curioso di scoprire quali sono i migliori film sulla filosofia da vedere?

Sei nel posto giusto: in questa guida dell’Università Niccolò Cusano di Grosseto ti racconteremo i film filosofici più belli in assoluto, dai grandi cult che hanno fatto la storia del cinema alle nuove rivelazioni della settima arte.

Il connubio tra cinema e filosofia è spesso ricercato tra i registi e apprezzatissimo dagli studenti: negli anni sono stati prodotti tantissimi film che indagano sul senso della vita, sullo scorrere del tempo, sulla nostra identità.

Vediamo ora quali sono le pellicole più belle che dovresti vedere che affrontano il tema della filosofia.

Ecco i film filosofici più belli da vedere

La filosofia suscita, da sempre, grande attenzione da parte degli studenti: il cinema, attraverso storie e immagini, ha dato una forma alle domande esistenziali che non possiamo fare a meno di porci. Ecco i film profondi che dovresti assolutamente vedere.

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Matrix

Apriamo la nostra guida sui film sulla filosofia con un grande classico: Matrix. Scritto e diretto da Lana ed Andy Wachowski nel 1999, Matrix è forse il film filosofico per eccellenza, che ha lasciato una grande eredità nella cultura di massa.

La trama vede come protagonista il programmatore Thomas Anderson, noto come Neo, che viene contattato da un gruppo di apparenti hacker capitanato da un certo Morpheus. Morpheus spiega a Neo che, in realtà, tutto ciò che vede intorno a lui è puro artificio, una “neurosimulazione interattiva” gestita dalle macchine, che la proiettano perennemente nella mente degli ignari esseri umani.

Con l’aiuto della predizione di un misterioso Oracolo, Neo veste il ruolo dell’Eletto, ossia la persona designata a combattere le macchine e a capire il codice che compone la realtà.

Il film ha vinto molti riconoscimenti, tra cui 4 Oscar, ed è stato scelto nel 2012 per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Cartesius

Passiamo ora ad un film per la televisione di Roberto Rossellini: Cartesius. Questa pellicola è un omaggio al matematico, scienziato e scrittore René Descartes, noto come”padre della filosofia moderna” che ha condotto la sua vita alla ricerca del primato della ragione.

Sicuramente un film da vedere per conoscere la storia di una delle personalità più rilevanti del mondo della scienza.

Arancia Meccanica

Quando parliamo di film sulla filosofia, non possiamo non citare un capolavoro di Stanley Kubrick: Arancia Meccanica.

Questa pellicola del 1971 è ispirata all’omonimo romanzo distopico scritto da Anthony Burgess nel 1962, che immagina una scenario dove la società e soprattutto i giovani sono permeati da un’esasperata violenza.

La trama vede come protagonista Alex che, con i suoi scagnozzi (i drughi) è responsabile di una serie di attività violente e criminose per le quali viene arrestato. Una volta in carcere, Alex viene sottoposto al trattamento rieducativo Ludovico, così chiamato perché la musica in sottofondo è la Nona Sinfonia di Ludwig Van Beethoven. Il programma Ludovico porta i soggetti ad associare la violenza con il malessere fisico, attraverso una serie di stimolazioni.  Dopo aver riacquistato la libertà, Alex si trasforma da vittima a carnefice, fino a diventare uno strumento in mano nel potere. Nel capitolo finale (non incluso in tutte le edizioni del romanzo e neanche nel film) Alex abbandona spontaneamente la violenza e sente il desiderio di creare una famiglia.

Al momento della sua uscita nelle sale, il film destò decisamente scalpore per le scene di violenza e la chiave narrativa iperrealistica. Tuttavia, il capolavoro di Kubrick vanta ben quattro candidature agli Oscar del 1972 come miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale e miglior montaggio.

Il Settimo Sigillo

Tra i film che fanno riflettere da aggiungere in questa guida citiamo senza dubbio Il settimo sigillo, scritto e diretto dallo svedese Ingmar Bergman.

La trama ruota attorno all’incontro tra il cavaliere Antonius Block e la Morte, che lo aspetta su una spiaggia della Scandinavia al ritorno dalle crociate.  Il cavaliere sceglie di sfidare la Morte a scacchi, dando vita alla partita più avvincente della storia del cinema. La partita si svolge nel corso di vari incontri tra Block e la Morte. Durante la partita, Antonius e il suo scudiero Jons, attraversando la Danimarca, incontrano molte persone.

Il punto di svolta e la vera filosofia del film è racchiusa nell’incontro del cavaliere con una famiglia di saltimbanchi, che sembra non accorgersi della tragedia che li circonda, uniti solo dall’amore reciproco e da un sincero rispetto. Questo incontro aiuterà Antonius a ritrovare la fede e l’unione con Dio. Il finale non te lo sveliamo: ti lasciamo godere questo capolavoro.

Blade Runner

Passiamo ora ad uno dei film sulla filosofia più belli legati all’universo della fantascienza: Blade Runner. Questa pellicola del 1982, diretta da Ridley Scott, è liberamente ispirata al romanzo del 1968 Il cacciatore di androidi di Philip K. Dick.

Il film è ambientato in una Los Angeles distopica, dove replicanti dalle stesse sembianze dell’uomo vengono abitualmente fabbricati e utilizzati come forza lavoro nelle colonie extra-terrestri. Tutta la trama si basa attorno a un gruppo di androidi recentemente evasi e nascostisi a Los Angeles, e al poliziotto Rick Deckard, ormai fuori servizio ma che accetta un’ultima missione per dare loro la caccia.

Il film viene considerato tra i capolavori del genere fantascienza e ha subito ben sette revisioni prima di giungere alla versione definitiva della pellicola che conosciamo.

Wittgenstein

Giungiamo ora ad uno dei film filosofici che racconta la storia di un grande filosofo: Wittgenstein. Questa pellicola di Derek Jarman assume più la forma di un’opera teatrale filmata in cui gli attori agiscono in una scenografia minimalista.

In realtà il film non vuole essere una ricostruzione della vita del filosofo, ma una messa in scena del suo pensiero, inserito nel contesto della sua vita. Il dialogo con se stesso passa così attraverso l’intermediazione di un interlocutore immaginario che non è altri che un extraterrestre verde, ingenuo, logico e beffardo.

Sicuramente un film da vedere per capire meglio il pensiero di uno dei filosofi più celebri della storia.

2001: Odissea nello Spazio

Chiudiamo questa guida sui film sulla filosofia con un altro kolossal di Stanley Kubrick, una delle pellicole che hanno rivoluzionato il mondo del cinema.

Pur essendo ambientato nel futuro, il film affronta problematiche antichissime legate all’identità della natura umana, al suo destino, al ruolo della conoscenza e della tecnica.

Il film ha collezionato, negli anni, diversi riconoscimenti: nel 1991 la pellicola è stata giudicata di rilevante significato estetico, culturale e storico, e inserita nella lista di film preservati nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Inoltre, l’American Film Institute l’ha inserito al ventiduesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi.

Sui film filosofici abbiamo detto proprio tutto, per oggi: non ci resta che augurarti buona visione.

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Economia aperta: definizione e caratteristiche

Molto spesso, guardando la tv o leggendo i giornali, ci imbattiamo in termini come “economia aperta” o “economia chiusa“. Ma quando, esattamente, possiamo definire un’economia come aperta o chiusa e quali sono le differenze fra questi due approcci?

In questa guida dell’Università Niccolò Cusano ti spiegheremo tutto quello che devi sapere su questi concetti di economia, definendo termini come spesa aggregata, domanda interna e esportazioni nette.

Se sei curioso, continua nella lettura: troverai tutte le risposte che cerchi nei prossimi paragrafi.

Quello che devi sapere su economia chiusa e aperta

Che cosa intendiamo per macroeconomia? Che cos’è la finanza aperta? A queste (e molte altre) domande risponderemo nei prossimi paragrafi della nostra guida.

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Una definizione

Per economia aperta intendiamo quel sistema economico in cui gli operatori economici possono effettuare scambi anche con operatori di altri paesi. Gli operatori economici possono scambiare con l’estero le merci, i servizi, i capitali, la forza lavoro, le materie prime e i fattori produttivi.

La prima cosa che dobbiamo fare è classificare gli operatori economici in residenti e non residenti. Il sistema economico aperto non ha barriere: la spesa del paese, in ogni dato anno, non è necessariamente uguale alla sua produzione aggregata di beni e servizi. Un paese può spendere più di quanto produce indebitandosi all’estero o può spendere meno offrendo la differenza in prestito a stranieri.

Possiamo sintetizzare l’economia aperta a partire da questa formula:

Y = C+S

Come è possibile osservare, il reddito Y delle famiglie può essere speso per l’acquisto dei beni di consumo e servizi finali ( C ) oppure risparmiato ( S ). La prima identità contabile è identica a quella di un’economia chiusa. A fare la differenza è la seconda identità contabile lato produzione:

Y = C + I + X – Q

In un’economia aperta, infatti, c’è da considerare un altro operatore economico, accanto alle famiglie, alle imprese e allo Stato: il settore estero.

A differenza di un’economia chiusa, in un’economia aperta gli operatori possono scambiare merci e servizi anche con l’estero tramite le attività di import (Q) ed export (X).

Economia aperta e spesa pubblica

Vediamo ora cosa succede in un’economia aperta all’aumentare della spesa pubblica; possiamo riassumerlo in questi due punti:

  • Disavanzo commerciale
  • L’effetto sulla produzione è inferiore rispetto all’effetto in un’economia chiusa

In generale, quanto più aperta l’economia, tanto minore sarà l’effetto sulla produzione e tanto maggiore l’effetto negativo sulla bilancia commerciale.

Economia aperta vs chiusa

Vediamo ora qual è la differenza principale tra economia aperta e chiusa. Abbiamo detto che l’economia aperta prevede la possibilità per gli operatori economici di effettuare scambi anche con operatori esteri.

Al contrario, l’economia chiusa può essere definita come un sistema economico senza scambi con l’estero. Gli operatori economici scambiano beni e servizi soltanto con altri operatori nazionali.

Si tratta essenzialmente di una condizione prettamente teorica, poiché nessun Paese opera in condizioni di completa chiusura nei confronti dell’estero.

A partire sempre dalla nostra formula

Y = C + S

Dove il reddito disponibile delle famiglie (Y) è uguale alla spesa per il consumo (C) e al risparmio (S), le famiglie possono spendere il proprio reddito per acquistare beni di consumo/servizi oppure accumulandolo nel risparmio.

Non intrattenendo relazioni con l’esterno, la spesa per i consumi deve coincidere con la produzione nazionale dei beni e servizi da parte delle imprese. La spesa per il consumo (C) delle famiglie eguaglia i ricavi delle imprese. Dal punto di vista dell’offerta, le imprese producono beni di consumo (C) e beni di investimento (I).

Studiare l’economia: Master Unicusano

Studiare economia ti affascina e vorresti intraprendere una carriera in questo settore? I Corsi di Laurea e i Master dell’Università Niccolò Cusano sono la soluzione ideale per te.

La nostra Università prevede due Corsi di Laurea afferenti all’area economica:

Il primo Corso, di durata triennale, pone le basi per lo studio di discipline nelle aree di riferimento economiche, aziendali, giuridiche e quantitative. Il Corso magistrale, invece, permette allo studente l’acquisizione di elevate conoscenze per l’analisi e la definizione di politiche economiche e aziendali, riuscendo ad applicare le metodologie della scienza economica e di quella aziendale per analizzare le complessità della società contemporanea e risolvere i problemi economico-sociali in una prospettiva dinamica e globalizzata.

Dopo aver frequentato uno o entrambi i Corsi di Laurea, puoi continuare la tua formazione con i nostri Master di I o di II livello: la nostra offerta formativa prevede diversi percorsi, utili per specializzarti e per fornirti strumenti teorici e pratici per affrontare il mondo del lavoro.

La didattica dei nostri corsi è erogata online, grazie ad una piattaforma di e-learning attiva H24.

Per iscriverti ai Corsi di Laurea o Master Unicusano, compila il form o chiama il numero verde 800.98.73.73

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Film sugli anni di piombo: ecco quali vedere assolutamente

Curioso di scoprire quali sono i film sugli anni di piombo che dovresti assolutamente vedere?

Sei nel posto giusto: in questa guida ti sveleremo le migliori pellicole da vedere che raccontano il periodo difficile degli anni di piombo in Italia, tristemente noto per il clima di incertezza e di paura dovuta essenzialmente alla degenerazione del dibattito politico.

Definiamo anni di piombo quel periodo storico generalmente compreso tra la fine degli anni sessanta e gli inizi degli anni ottanta del XX secolo. Questo termine deriva proprio da un film, Anni di piombo, uscito nel 1981 e diretto da Margarethe von Trotta, che metteva al centro l’esperienza storica analoga e contemporanea vissuta dalla Germania Ovest.

Sono diversi i film e i registi che hanno cercato di raccontare questo periodo, con chiavi di letture differenti: scopriamole tutte nei prossimi paragrafi della nostra guida.

I film sul terrorismo e sugli anni 70 in Italia e all’estero

Quali sono i migliori film degli anni 70 che raccontano gli anni di piombo da vedere? Siediti e mettiti comodo: ecco le pellicole più interessanti da vedere secondo l’Università Niccolò Cusano.

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Anni di piombo

Iniziamo la nostra carrellata di film sugli anni di piombo con un vero e proprio cult, che si chiama, per l’appunto, Anni di piombo.

Questo film del 1981, di cui facevamo accenno nell’introduzione di questa guida, è diretto da Margarethe von Trotta.

La trama del film è ispirata alla storia delle sorelle Christiane e Gudrun Ensslin: Gudrun era un membro di spicco della “Banda Baader-Meinhof”, trovata morta assieme ai suoi compagni nella prigione di sicurezza di Stammheim nel 1977.

La pellicola ha vinto alcuni riconoscimenti importanti, come il Leone d’oro al miglior film alla 38ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Un film da vedere sicuramente per comprendere il clima teso di quegli anni non solo in Italia, ma anche all’estero.

Il caso Moro

Passiamo ora ad un film sulle brigate rosse e su Aldo Moro, che ripercorre proprio la storia del rapimento dell’esponente della Democrazia Cristiana morto per mano dei terroristi.

Il caso Moro è un film del 1986 diretto da Giuseppe Ferrara, tratto dal libro del 1982 I giorni dell’ira – Il caso Moro senza censure di Robert Katz, coautore anche della sceneggiatura.

Si tratta del primo film che racconta l’intera vicenda del rapimento di Aldo Moro, con l’interpretazione di Aldo Moro affidata a Gian Maria Volonté. Il film è assolutamente neutrale, gli stati d’animo del presidente sono quelli che si evincono dalle lettere scritte da lui stesso.

La pellicola rappresenta una sorta di rappresentazione a tappe dei 55 giorni del rapimento di Aldo Moro, dalla strage di via Fani fino al rinvenimento del corpo del presidente della Democrazia Cristiana in via Caetani. Mancano nel film tutti i riferimenti a ipotesi formulate negli anni successivi, come ad esempio i presunti contatti tra Stato e organizzazioni criminali per trovare la prigione dello statista.

Romanzo di una strage

Tra i film sugli anni di piombo da vedere, non possiamo non citare Romanzo di una strage, un film del 2012 diretto da Marco Tullio Giordana e liberamente tratto dal libro Il segreto di piazza Fontana di Paolo Cucchiarelli.

Il film è una ricostruzione dell’attentato avvenuto a Milano in piazza Fontana il 12 dicembre 1969, e delle vicende che ne conseguirono. In Romanzo di una strage si parla, ad esempio, delle piste intraprese dalla magistratura al caso creatosi attorno alla morte di Giuseppe Pinelli, tra cui quella del Presidente della corte d’assise Carlo Biotti, avvenuta in circostanze misteriose durante un interrogatorio, e quella conseguente del commissario Luigi Calabresi che conduceva le indagini.

Tra i riconoscimenti ottenuti dal film, ben 16 candidature ai David di Donatello 2012, aggiudicandosene 3.

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Passiamo ora ad una celebre pellicola che vede come protagonisti Gian Maria Volonté e Florinda Bolkan: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto.

La trama del film racconta la storia di un capo della polizia criminale che assassina brutalmente la sua amante Augusta Terzi. Convinto di essere ‘al di sopra di ogni sospetto’ grazie al posto che occupa, il poliziotto non si preoccupa neppure di cancellare le tracce del delitto. Allo stesso tempo, egli ottiene la direzione dell’indagine sull’omicidio da lui commesso, dopo aver scoperto l’infedeltà di Augusta con un giovane studente, Antonio Pace, accusato di essere un sovversivo.

Si tratta davvero di una storia avvincente, ricca di riferimenti culturali, da vedere tutta d’un fiato.

Il film ha avuto uno strepitoso successo: è stato vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al 23º Festival di Cannes e del Premio Oscar al miglior film straniero 1971, nonché di una nomination per la migliore sceneggiatura originale agli Oscar dell’anno dopo.

La seconda volta

La seconda volta è uno dei film sui terroristi più belli da vedere. Questo film del 1995 diretto da Mimmo Calopresti, vede come protagonisti Valeria Bruni Tedeschi e Nanni Moretti.

La trama è liberamente ispirato al libro autobiografico Colpo alla nuca di Sergio Lenci. Il protagonista è il professor Alberto Sajevo, che per caso incontra Lisa, la terrorista che dodici anni prima aveva tentato invano di ucciderlo sparandogli un colpo alla testa. Con una condanna a trent’anni, Lisa gode ora di un regime di semilibertà potendo uscire dal penitenziario pur dovendo rientrare ogni sera.

Il professore, incuriosito dalla ragazza, inizia a seguirla e a conquistarsi la sua amicizia. Quando, però, le svela la sua vera identità, il confronto cambia completamente toni. Non ti sveliamo il finale: ti lasciamo alla visione del film.

Una fredda mattina di maggio

Continuiamo il nostro viaggio alla scoperta dei film sugli anni di piombo con Una fredda mattina di maggio, pellicola del 1990 diretto da Vittorio Sindoni, liberamente ispirato all’assassinio del giornalista Walter Tobagi, avvenuto a Milano il 28 maggio 1980.

A fare da sfondo alla vicenda, la Milano degli anni settanta che, in quegli anni, è teatro di scontri di piazza violenti e della presenza delle formazioni di lotta armata. Ruggero Manni, che nel film rappresenta una sorta di alter ego di Walter Tobagi, indaga sulle attività criminali dell’organizzazione, fino al suo omicidio.

Buongiorno, notte

Concludiamo la nostra rassegna di film sul terrorismo e sugli anni di piombo con una pellicola che affronta l’uccisione di Aldo Moro con una chiave di lettura molto particolare: parliamo di Buongiorno, notte.

La trama è tratta dal libro del 1988 Il prigioniero della ex brigatista Anna Laura Braghetti, dove si narra del rapimento, della detenzione e dell’omicidio, da parte delle Brigate Rosse, di Aldo Moro, fatti avvenuti nel 1978.

Il film è strutturato con scene che mostrano la narrazione del romanzo e i documenti televisivi originali dell’epoca, con l’intento di rappresentare il dramma umano dello statista Aldo Moro e il dubbio che si era fatto strada in Chiara, una delle brigatiste.

Il livello narrativo è, dunque, doppio: attraverso gli stralci degli “interrogatori” a cui lo statista fu sottoposto durante la sua detenzione, il film vuole dare una visione diversa di questo drammatico caso di cronaca, mettendo in evidenza la parte più introspettiva dei protagonisti.

La nostra rassegna di film termina qui, per oggi: non ti resta che continuare a seguire gli articoli del nostro blog e goderti la tua pausa dallo studio in compagnia dei tuoi colleghi di corso.

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Come sconfiggere la timidezza: tecniche e consigli utili da seguire

Sei alla ricerca di consigli utili su come sconfiggere la timidezza?

Sei nel posto giusto: in questa guida ti spiegheremo come non essere timido e come relazionarti meglio con gli altri, senza cadere in quell’alone di imbarazzo che spesso ti blocca.

La timidezza è una condizione che può essere davvero debilitante per chi ne soffre: questa può portare il soggetto ad estraniarsi dal mondo, un po’ perché chi è timido tende a evitare situazioni pubbliche e a parlare, un po’ perché soffre di ansia cronica.

Se anche tu ti senti timido, ti rassicuriamo subito: secondo alcune statistiche, quattro persone su dieci si considerano timide. Anche se avvertirai questa tua condizione come drammatica, ecco la buona notizia: si può vincere la timidezza e migliorare la tua relazione con le altre persone. Con il tempo, lo sforzo e il desiderio di cambiare, potrai davvero sbarazzarti di questo sentimento.

Vediamo ora una serie di consigli utili su come combattere la timidezza.

Ecco come superare la timidezza e stare bene con te stesso

Per superare la timidezza e la “fobia sociale” ci sono diverse tecniche e accorgimenti che potresti seguire. Principalmente, si tratta di agire sulla fiducia in te stesso e sul tuo modo di vivere le relazioni con l’altro. Se sei curioso di capire come sconfiggere la timidezza, continua nella lettura: ecco i consigli dell’Università Niccolò Cusano per andare oltre ogni blocco.

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come vincere la timidezza

1 – Riconosci la timidezza come qualcosa di “normale”

Una delle cose che rende il superamento dell’essere timidi è che queste persone tendono a pensare che sia un problema che solo pochi altri sperimentano.

Questo li rende capaci di pensare che c’è qualcosa di sbagliato in loro, distruggendo ancora di più la loro già fragile autostima.

In realtà, come abbiamo accennato, sono molte le persone che vivono almeno una situazione di timidezza durante la vita. Anche molti personaggi pubblici come attori, cantanti e politici sono timidi, ma hanno imparato a gestire il fenomeno con successo.

Comprendendo che la timidezza è comune e, cosa più importante, comunemente superata, il problema inizia a sembrare molto meno debilitante.

2 – Accetta di non piacere agli altri

Se ti stai chiedendo come si fa a non essere timidi, sappi che parte dell’ansia che provi deriva dal fatto che vogliamo essere apprezzati da tutti.

Se qualcuno non sembra apprezzarci, tendiamo a demoralizzarci e a chiederci cosa abbiamo di sbagliato.

Nessuno è universalmente apprezzato: semplicemente può capitare che la tua personalità non si allineerà con alcune persone. Ricorda, ci sono anche persone che non piacciono a te. Accetta questa eventualità e vivila in modo positivo.

3 – L’ansia non è una minaccia alla sopravvivenza

L’ansia sociale affonda le sue radici nel nostro passato primordiale: in tempi remoti, l’appartenenza a un gruppo era essenziale per la sopravvivenza.

L’ansia sociale è il modo naturale per garantire che facciamo ciò che dobbiamo fare per stare con il branco. Anche se oggi viviamo in un ambiente piuttosto sicuro e non dobbiamo preoccuparci di morire se non facciamo parte di un gruppo sociale, i nostri cervelli continuano a percepire enormi quantità di stress e ansia allo spettro di essere rifiutati.

Quella sensazione di ansia che proviamo non è “reale”, nel senso che non ti stai esponendo ad un pericolo che minaccia la tua sopravvivenza. È una sensazione generata da un gruppo di neuroni. 

Parlando realisticamente e facendo un esempio concreto qual è la cosa peggiore che ti potrebbe accadere se facessi brutta figura con un gruppo di sconosciuti? Al massimo si potrebbe creare un po’ di imbarazzo, da smorzare magari con una battuta.

Se ti senti stressato prima, durante o dopo un’interazione sociale, ricordati continuamente che questi momenti imbarazzanti non sono minacce di sopravvivenza. Ripeti a te stesso che va tutto bene, respira profondamente e non lasciarti condizionare dai riflessi ancestrali.

4 – Esercitati in situazioni “sicure”

Nell’era digitale in cui viviamo, la migliore terapia per vincere la timidezza è fare pratica parlando con familiari e amici, magari attraverso dei brevi video.

Comparire in video, scrivere un blog, pubblicare i tuoi pensieri ti aiuterà a capire come sconfiggere la timidezza avendo un atteggiamento di apertura nei confronti del mondo. Fai questo esercizio con costanza e cerca di migliorarti ogni giorno di più.

Ricorda che le abilità sociali, come tutte le abilità, sono altamente deperibili. Non puoi aspettarti di padroneggiarle se non le eserciti quotidianamente. Quindi non aspettare di mettere alla prova le tue abilità sociali in ​​situazioni in cui il risultato è importante per te. Piuttosto, pratica il più possibile in situazioni poco rilevanti o in cui ti senti sicuro.

Continua a esercitarti in situazioni di quotidianità, ad esempio, con la commessa del supermercato o il cameriere del tuo ristorante preferito.

5 – Compi piccoli passi

Un approccio comune che le persone timide mettono in atto per superare l’ansia è sottoporsi subito ad una grande sfida sociale, spesso senza successo.

Infatti, il problema di questa strategia è che se non riesci a socializzare senza problemi, rinforzi semplicemente l’dea che già hai nella tua testa di essere timido e goffo, che non puoi cambiare, che socializzare è minaccioso e che l’unico modo per liberarti di quei sentimenti minacciosi è quello di evitare qualunque tipo di apertura.

Il successo genera successo quando si supera la timidezza: più successo otterrai, maggiore sarà la sicurezza in te stesso che acquisirai.

Invece di fissare grandi obiettivi,  punta a piccoli traguardi che sembrano meno minacciosi. Prima di tutto, impara semplicemente a lavorare sul contatto visivo con le persone. Quando, ad esempio, fai una domanda ad un tuo collega per lavoro, guardalo negli occhi mentre ti risponde.

Cerca di generare delle interazioni con persone che conosci e con cui hai già avuto dei contatti. Ad esempio, quando prendi il caffè la mattina al bar, chiedi al tuo barista come va la sua giornata. Se hai bisogno di aiuto per trovare qualcosa in un negozio, chiedi a un commesso di aiutarti.

Tratta le tue piccole interazioni sociali quotidiane come piccoli esperimenti e sfrutta ogni occasione per uscire dalla tua “zona di comfort” e creare un dialogo.

6 – Assumi un ruolo sociale predeterminato

Se la tua domanda principale è come sconfiggere la timidezza, devi sapere che una delle ragioni per cui le persone si preoccupano degli incontri sociali è che non sono sicuri di ciò che dovrebbero dire o di come dovrebbero agire in determinate situazioni.

È l’incertezza la vera fonte primaria di ansia. Secondo alcune ricerche, le persone dimenticano la loro ansia più facilmente se sono coinvolte in attività che sono utili agli altri e danno loro un ruolo o un lavoro predeterminato.

Ad esempio, molte persone che si definiscono timide non hanno alcun problema a parlare con estranei se fanno parte del loro lavoro. Se stai cercando di superare la tua timidezza per poterti fare nuovi amici, prendi in considerazione di dedicare il tuo tempo a organizzazioni che si allineano con i tuoi interessi e valori.  Facendo un esempio, se ti piace la politica, dedicati ad un’attività come volontario. Se sei molto religioso, frequenta il gruppo della tua parrocchia.

Avendo il tuo ruolo in un gruppo, acquisirai più sicurezza in te stesso e avrai più possibilità di uscire dal guscio.

Hai le idee più chiare su come sconfiggere la timidezza? Siamo certi che, grazie ai nostri consigli, riuscirai a migliorare la tua vita sociale e a trovare nuovi amici in poco tempo.

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Studiare per due esami contemporaneamente: consigli utili per farcela

Devi studiare per due esami contemporaneamente e non sai da dove iniziare?

Abbiamo la soluzione per te: in questa guida ti daremo una serie di dritte e consigli utili per studiare più esami contemporaneamente e gestire la mole di studio in maniera efficace.

Durante una sessione di esami all’università, può capitare di dover affrontare due prove a distanza di pochi giorni. Chiaramente, questo può generare un po’ di ansia, ma non cadere nel panico: con una buona organizzazione e un metodo di studio efficace, infatti, potrai dare due esami in un mese e anche più senza impazzire.

Vediamo ora come approcciare correttamente allo studio per migliorare la tua produttività e preparare più esami nella stessa sessione, senza compromettere l’esito positivo della prova. Se sei pronto, iniziamo subito.

Ecco come preparare più esami in una sessione

Gli esami rappresentano una verifica, scritta o orale, di ciò che si è appreso durante il semestre, oppure durante l’anno accademico: se hai lavorato bene in precedenza, preparare due esami contemporaneamente non è una missione impossibile. Ad ogni modo, se devi fare, per esempio, 2 esami in 20 giorni, sappi che con un buon metodo di studio riuscirai a raggiungere i risultati che desideri.

Ecco una serie di consigli utili dell’Università Niccolò Cusano da seguire per studiare per due esami contemporaneamente.

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metodo di studio

Organizzare lo studio per dare due esami in un mese

Se, a primo impatto, studiare per 2 o 3 esami in una sessione ti è sembrato impraticabile, dovrai rivedere le tue posizioni:  in questo caso, la parola magica è metodo.

Non è così strano ritrovarsi a dover sostenere due esami ravvicinati nel corso di una sessione universitaria: gestire bene il tempo e ottimizzare le risorse ti servirà a tenere sotto controllo la paura di non farcela e ti condurrà verso i tuoi obiettivi.

Per imparare a gestire una grande mole di studio dovrai lavorare sul metodo. Per metodo di studio universitario intendiamo tutte quelle pratiche che caratterizzano il processo di apprendimento, dall’ascolto attivo delle lezioni allo svolgimento della prova d’esame.

Contrariamente a quanto si pensa, infatti, il metodo di studio non ha a che fare solamente con la fase di studio vera e propria; questo coinvolge anche queste fasi:

  • Ascolto delle lezioni: l’apprendimento inizia ascoltando attivamente le lezioni. Per ascolto attivo intendiamo la capacità di mantenere alta l’attenzione mentre il docente spiega. La fase di studio inizia proprio da qui: segnati le domande da rivolgere al professore e gli argomenti da approfondire, così da avere delle basi di partenza;
  • Appunti: gli appunti sono fondamentali per studiare meglio. Ci sono diversi metodi per prendere appunti, ma il consiglio generale è quello di non riportare le parole del professore, ma di cogliere solamente i concetti importanti che ti serviranno per realizzare ad esempio una mappa concettuale;
  • Libri: integra gli appunti con i libri di testo, riprendendo gli argomenti trattati nel corso della lezione. Secondo recenti studi, gli studenti dimenticano il 46% di ciò che hanno imparato entro le prime 24 ore dallo studio; dalle due alle quattro settimane, invece, hanno rimosso più dell’80%. La soluzione? Inizia a studiare subito dopo la lezione e con continuità per ottenere risultati;
  • Studio: durante questa fase, dovrai concentrarti per assimilare i concetti fondamentali della materia. Ci sono diversi metodi di studio; in generale, ti consigliamo di leggere più volte libri di testo e appunti e ripetere quanto appreso ad alta voce, senza tenere sott’occhio il materiale. In questo modo potrai testare la tua effettiva preparazione e riprendere gli argomenti su cui ti senti meno ferrato;
  • Ripasso pre esame: in questa fase così delicata dovrai ripassare tutti gli argomenti studiati poco prima del tuo esame. Puoi utilizzare le mappe concettuali e gli appunti per ripetere velocemente;
  • Esame: che sia scritto o orale, l’esame è un punto di arrivo e non è altro che un test per capire se hai davvero appreso quanto previsto. Vivi questo momento con tranquillità, perché lo stress è uno dei fattori che possono ostacolare il tuo successo.

Metodi per studiare per più esami

Ora che abbiamo visto in linea generale che cos’è il metodo universitario e a cosa serve, vediamo qualche dritta per studiare per due esami contemporaneamente.

Organizza il tuo tempo efficacemente

La prima cosa da fare per dare, ad esempio, 5 esami in un mese è quella di organizzare il tuo tempo. Ricordati di giocare sempre d’anticipo quando puoi: prendi un calendario, segna le date dei tuoi esami e poi calcola quanti giorni hai a disposizione per prepararti.

Un sistema per capire quanto tempo dedicare allo studio di ognuno potrebbe essere quello di dividere il periodo a tua disposizione a metà e allocare per ogni metà il numero di capitoli da studiare per ogni esame. Per organizzarti meglio, puoi dividere la tua giornata studiando una materia la mattina e una materia il pomeriggio.

Se non sai di quanto tempo (e di quanti giorni) hai effettivamente bisogno per preparare il tuo esame, potresti:

  1. Prendi un calendario e segna la data del tuo esame;
  2. Stabilisci quanto tempo al giorno puoi dedicare alla preparazione di questo esame in base alle tue esigenze, che possono essere influenzate da fattori come, ad esempio, il lavoro;
  3. Dividi il tempo complessivo di preparazione dell’esame per il numero di ore di studio giornaliere ottenendo così il numero di giorni di cui hai bisogno per preparare il tuo esame.

Tieni sempre in considerazione anche il momento del ripasso, a cui dovrai riservare almeno la giornata precedente all’esame.

Cura il materiale di studio

Come avrai capito, la chiave di lettura per preparare tanti esami in una sessione è l’organizzazione. Per essere davvero organizzato, cura il materiale su cui studi: ordina gli appunti dopo ogni lezione e dedica un ripiano della tua libreria a ognuna delle due materie da studiare.

Così facendo, aiuterai la mente a dividere le due materie di studio e a non fare confusione. Per aiutarti a fare chiarezza, realizza delle mappe concettuali: si tratta di rappresentazioni schematiche di un argomento, che favoriscono il ricordo anche perché attivano la memoria fotografica.

Ricorda sempre che ciò che leggi in maniera schematizzata sarà più facile da assimilare.

Non studiare a memoria

Studiare a memoria non è mai un buon consiglio, meno che mai in questa situazione. Se studi a memoria, rischierai di rimuovere tutto ciò che apprendi in pochissimi giorni, imbattendoti in quei famosi “vuoti di memoria” davanti al professore.

Durante lo studio sii sempre concentrato e affina il tuo metodo di studio rispettando tempi e scadenze, ponendoti obiettivi sempre realistici e misurabili.

Sostenere due esami lo stesso giorno: è possibile?

Chiudiamo questa guida su come studiare per due esami contemporaneamente con alcuni consigli nel caso in cui tu debba affrontare più prove nella stessa giornata.

Si tratta sicuramente di un caso particolare e complesso da gestire, ma non impossibile. L’importante in questi casi è:

  • Non farsi prendere dall’ansia: l’agitazione e lo stress possono portarti in una condizione davvero dura da gestire nel corso dell’esame. Mantieni alta la concentrazione e non lasciarti sopraffare dai pensieri negativi;
  • Avere chiari gli obiettivi da raggiungere;
  • Essere sicuri di ciò che si è studiato: nel caso in cui ti rendessi conto che sostenere due esami nello stesso giorno è faticoso e rischi di fare un buco nell’acqua, scegline uno e programma l’altro per la sessione successiva.

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Paura di esibirsi in pubblico: che cos’è e come superarla

La paura di esibirsi in pubblico e di parlare su un palco è una delle più diffuse tra i giovani studenti e non solo. L’idea di salire su un palcoscenico e di parlare davanti ad una platea può essere, per molti, un ostacolo davvero difficile da superare.

Che sia all’università o a lavoro, ma anche per una tua passione come potrebbe essere la musica o la danza,  ti capiterà spesso di esibirti in pubblico: dalla discussione della tesi di laurea all’esposizione di un progetto professionale, condividere le tue idee davanti ad una platea non è una pratica così rara da affrontare.

Se stai cercando una soluzione per l’ansia da prestazione in pubblico, sei nel posto giusto: in questa guida troverai una serie di consigli utili su come parlare davanti alla gente senza essere in imbarazzo, esaltando le tue qualità e coinvolgendo attivamente i destinatari del tuo messaggio.

Ecco come superare l’ansia da palcoscenico e la paura del pubblico

La paura di esibirti in pubblico e fallire ti attanaglia? Niente paura: ecco tutto quello che devi sapere sulla fobia del palcoscenico e i migliori consigli per superarla al meglio.

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Fobia da palcoscenico: le cause

Prima di parlare nello specifico di come superare la paura di parlare in pubblico, partiamo da un assunto fondamentale: comunicare le tue idee in modo chiaro e presentarle apertamente in un forum pubblico è una componente essenziale del successo in vari campi della vita.

Essere un buon oratore può aiutarti a far progredire la tua carriera e far nascere importanti collaborazioni. Spesso l’unico ostacolo che si frappone fra te e il tuo pubblico è la paura: la paura è in grado di terrorizzare, bloccare e farti vivere questa esperienza in modo negativo.

Ma perché molti di noi hanno l’ansia da palcoscenico? Questa fobia può avere diverse cause, ognuna delle quali non esclude l’altra:

  • Cause fisiologiche: la prima causa della paura di parlare in pubblico è di natura fisiologica. Secondo gli studiosi, la paura e l’ ansia comportano l’eccitazione del sistema nervoso autonomo in risposta a uno stimolo potenzialmente minaccioso. Di fronte a una minaccia, i nostri corpi si preparano per la battaglia. Questo ci porta a vivere la paura  interferendo con la nostra capacità di esibirci comodamente di fronte al pubblico;
  • Convinzioni negative: un altro fattore riguarda i pensieri delle persone sul parlare in pubblico e su se stessi come oratori. La paura sorge spesso quando le persone sopravvalutano l’impatto che il parlare in pubblico può generare, vivendo l’evento come una potenziale minaccia alla loro credibilità, immagine e possibilità di raggiungere un pubblico. Continuare a pensare di te cose come “non sono bravo a parlare di fronte alla folla”, “non sono un buon oratore”, “sono noioso”, può aumentare l’ansia e la paura di parlare in pubblico;
  • Mancanza di esperienza: come ogni altra cosa, l’esperienza crea fiducia. Quando non sei molto esperto in qualcosa, è più probabile che tu ne abbia paura;
  • Idee nuove: se condividi in pubblico idee che non hai ancora condiviso, potresti preoccuparti di più sull’impatto che avranno sulla platea. Quando la tua apparizione pubblica comporta la presentazione di qualcosa di nuovo, potresti sentirti più a disagio affermando la tua posizione e rispondendo alle domande dal pubblico;
  • Conoscenza dell’argomento: un altro fattore rilevante che contribuisce alla paura di parlare in pubblico è quanto sei esperto della materia che tratti. Una maggiore competenza porta ad una maggiore sicurezza, che è un efficace antidoto alla paura.

LEGGI ANCHE – Citazioni motivazionali: le parole che ti danno la carica

Vincere la paura del pubblico: consigli utili

Ora che abbiamo visto le principali cause legate alla paura di esibirsi in pubblico, cerchiamo di capire in che modo superare questo timore.

Ecco alcune tecniche e strategie da testare per imparare a parlare in pubblico e superare per sempre l’ansia da prestazione.

Rilassati

Abbiamo detto che una delle cause della paura del pubblico è una risposta fisiologica. Sperimenta le tecniche di rilassamento mentre pensi, prepari o provi un’esposizione orale: in questo caso, la tensione si abbasserà, dandoti una maggiore lucidità e controllo delle tue emozioni.

Le tecniche di rilassamento prevedono l’apprendimento del controllo della respirazione, l’abbassamento della frequenza cardiaca e la riduzione della tensione nei muscoli. Queste tecniche funzionano meglio se abbinate a una graduale esposizione al parlare in pubblico.

Ad esempio, inizia ad applicare queste tecniche rivolgendoti prima ad una platea più piccola e poi ad una più grande; approccia prima un discorso più semplice e poi uno più complesso. La chiave di tutto è quello di vivere questo momento procedendo per gradi, così da limitare al minimo l’ansia da prestazione.

Cambia punto di vista

La paura di essere giudicati può paralizzarti e impedirti di vivere l’esperienza di esibirti in pubblico con tranquillità.

Prova a cambiare prospettiva: vivi il parlare in pubblico come una situazione in cui comunichi alle persone qualcosa da cui potrebbero trarre un beneficio, invece di pensarla come una situazione in cui sarai sottoposto a test e giudizio. Questo rovescio di prospettiva ti solleverà dalla preoccupazione dell’impatto nel pubblico, permettendoti di restare concentrato su come trasmettere al meglio il tuo messaggio.

Agisci come un attore

Per superare la paura di esibirsi in pubblico, non c’è modo migliore di pensare a come si comporterebbe un attore professionista.

Un’apparizione in pubblico è solo il culmine di un processo completo di preparazione e di prove della presentazione. Più sei preparato, meno sarai preoccupato di sembrare nervoso, di dimenticare le tue battute o di perdere il filo del discorso. Approcciati al parlare in pubblico allo stesso modo in cui gli attori si avvicinano all’azione: ciò ti aiuterà a spostare il focus dalla preoccupazione alla preparazione, e più sei preparato, più sarai concentrato sul tuo messaggio e meno distratto dalla tua paura.

Lavora sul pensiero positivo

Un altro modo per vincere la paura di parlare in pubblico è sfidare le tue convinzioni sulla tua capacità di preparare e trasmettere un discorso efficace e di forte impatto.

Spesso a generare l’ansia sono proprio i cattivi pensieri, magari infondati e non supportati da evidenze concrete. Gli approcci di reframing cognitivo prendono di mira le tue auto-dichiarazioni negative (“non sono un buon oratore”, “il pubblico mi trova noioso” ) e le trasformano in punti di forza.

Le convinzioni negative in cui ti crogioli sono irrazionali, non supportate dai fatti o dalla tua esperienza. Il reframing cognitivo ti aiuta a sfidare affermazioni e convinzioni negative e a sostituirle con affermazioni favorevoli, di supporto e proattive. Pensare positivo ti servirà per superare i blocchi e credere nelle tue capacità.

Mettiti in gioco

Per vincere la paura di esibirsi in pubblico, dovrai buttarti il più possibile. Cerca occasioni per parlare davanti ad una platea e non aver timore di metterti alla prova.

Ricorda sempre che più esperienza ottieni, maggiore è la fiducia in te stesso che conquisti. Trovare e creare opportunità di parlare ti dà la possibilità di mettere in pratica ciò che hai imparato e migliorare.

Inoltre, ti aiuta a imparare come usare le tue esperienze per continuare a migliorare le tue capacità di presentazione. In sostanza, impari da ciò che non ha funzionato bene e dai tuoi errori, invece di viverli in modo negativo.

Sulla paura di esibirsi in pubblico e l’ansia da prestazione abbiamo detto proprio tutto: siamo certi che, grazie ai consigli dell’Università Niccolò Cusano, riuscirai a conquistare fiducia in te stesso e il coraggio che ti serve per brillare sul palco.

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Come scegliere il titolo della tesi: la guida passo dopo passo

Come scegliere il titolo della tesi di laurea? Questa è sicuramente una delle domande che ti sarai posto più spesso durante la stesura del tuo elaborato finale. In questa guida vogliamo aiutarti a fugare ogni dubbio: qui troverai tanti consigli e spunti utili per trovare il titolo perfetto per la tua tesi.

La scrittura della tesi è un lavoro lungo e laborioso: dalla scelta dell’argomento alla cura della bibliografia, stendere un elaborato finale richiede tempo e tutte le conoscenze acquisite nel corso dei tuoi studi.

La prima cosa da dire riguardo al titolo è assai semplice: non esiste il titolo perfetto. Nel titolo devi essere sintetico e cercare di inserire una definizione del tuo lavoro in poche parole. Chiaramente non è facile, ma ricopre un’importanza cruciale: dietro al titolo si cela l’informazione principale, ossia il contenuto del tuo lavoro, che deve essere interessante e accattivante.

Vediamo ora le linee guida e gli spunti per trovare l’ispirazione per il tuo titolo.

Ecco come scrivere una tesi e trovare il titolo ideale

La scelta del titolo della tesi può essere anche l’ultima delle cose che farai, ma non è affatto un elemento da sottovalutare.Il titolo è una componente importante proprio quanto l’impaginazione della tesi, l’indice, l’introduzione, la struttura, la bibliografia, l’abstract, le conclusioni e così via.

Ecco qualche consiglio su come scegliere il titolo del tuo elaborato finale.

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titolo tesi di laurea

Premessa: come si scrive una tesi

Prima di parlare del titolo, facciamo un passo indietro e vediamo quali sono gli elementi che caratterizzano una tesi di laurea.

Conoscere tutti questi elementi è importante per capire in che contesto si inserisce la scelta del titolo. A tal riguardo, ci sono diverse scuole di pensiero: per alcuni il titolo dovrebbe essere la prima cosa che si scrive, per altri, invece l’ultima. Non esiste un pensiero giusto e uno sbagliato, ma sicuramente avere sottomano il tuo elaborato completo può aiutarti a sviluppare più idee per il titolo.

Tornando alla struttura della tesi, ecco gli elementi che la compongono:

  • Introduzione della tesi;
  • Abstract;
  • Corpo del testo;
  • Conclusioni della tesi;
  • Bibliografia della tesi e sitografia;
  • Ringraziamenti tesi;
  • Eventuali appendici.

Chiaramente, ci sono anche altri fattori importanti da considerare, come i caratteri della tesi e l’impaginazione. Ora che abbiamo visto da cosa è composto un elaborato finale, entriamo nel vivo della nostra guida e parliamo di come scegliere il titolo della tesi.

Titolo tesi: da dove iniziare

Come abbiamo detto, i titoli contengono l’informazione principale, devono essere interessanti a prima vista e ricchi di informazioni.

Spesso, in una tesi di laurea, il titolo è composto da una parte principale e una frase secondaria che specifica, chiarisce, orienta meglio rispetto al tema proposto dal titolo principale.

Se desideri perseguire questa via, rendi quanto più possibile chiara la tua scelta differenziando stilisticamente i titoli: ad esempio potresti scrivere il titolo principale in maiuscolo e il sottotitolo in minuscolo.

Una cosa importante da dire è che quasi sicuramente il primo titolo che sceglierai non sarà il definitivo. Per questo motivo, non disperarti troppo se la prima bozza non ti convince.

Ciò accade perché:

  • Puoi confermare il titolo o cambiarlo dopo aver sviluppato la tesi o, perlomeno, la maggior parte del suo contenuto, perché deve esserci una certa coerenza tra i due aspetti. Chiaramente, non potendo sapere che piega prenderà il tuo lavoro finché non lo scrivi, il titolo manterrà il suo carattere di provvisorietà;
  • Non puoi permetterti di bloccare il tuo lavoro di stesura perché non hai ancora un titolo certo. Non lasciarti prendere dalla preoccupazione e procedi pure con la tua tesi.

Una volta individuato il tema, inizia a pensarci. Chiedi consiglio ai tuoi amici: spesso l’apporto delle persone che ci sono vicine riesce ad aprirci orizzonti e prospettive diverse.

Elementi di un buon titolo

Non ci sono regole rigide su come scegliere il titolo della tesi. Diciamo che l’unico fattore da considerae fa riferimento alla lunghezza: ricorda sempre che stiamo parlando di un titolo che, per definizione, non può essere eccessivamente lungo.

Durante l’impaginazione della tesi, presta attenzione a come distribuisci il titolo nello spazio, soprattutto se è corredato anche da un sottotitolo.

Il nostro suggerimento è quello di inserire sia l’argomento generale che il dettaglio della nostra analisi. Come facciamo per inserire entrambe le cose?

  • Il titolo è una sintesi estrema dell’argomento della tua tesi;
  • Il sottotitolo o titolo secondario va ad ampliare il titolo vero e proprio e ad arricchirlo esplicando alcuni aspetti collaterali.

Per mettere in luce questo principio e lavorare su questa strada, un approccio utile consiste nello scrivere prima l’argomento generale e poi l’argomento specifico, separati da “:”.

Facciamo ora un esempio di titolo per la tesi, così che tu possa capire meglio di cosa stiamo parlando. Supponiamo di scrivere una tesi di laurea in giurisprudenza, il cui argomento principale è la legittima difesa. In particolare, quello che vorremmo evidenziare nella tesi sono tutti gli aspetti caratteristici dell’autodifesa, dai vuoti normativi alla peculiarità della legge in materia.

Dunque: 1 – la legittima difesa è l’argomento generale; 2 – gli aspetti caratteristici dell’autodifesa sono l’argomento specifico. Ecco un ipotesi di titolo: “La legittima difesa: caratteristiche e limiti del diritto di autotutela in Italia”.

Tieni sempre in considerazione che non esiste una regola assoluta, ma di certo un suggerimento utile può essere quello di definire il titolo tesi, preoccupandosi di inserire argomento generale e specifico così come abbiamo visto. Facciamo un altro esempio e immaginiamo che l’argomento principale della nostra tesi sia la revisione contabile (argomento generale) e che vogliamo focalizzarci sull’evoluzione storica (argomento specifico) di quest’ultima. Un esempio di titolo tesi potrebbe essere: “Revisione contabile: un’analisi sulla sua evoluzione storica.”

Per trovare il tuo titolo, dedicati ad una seduta di brainstorming: prendi carta e penna, segna il tuo argomento e inizia a buttare giù delle idee. Ricorda sempre che la coerenza fra titolo e contenuto della tesi deve essere assoluta: il primo deve raccontare, in pochissime parole, il secondo.

Cosa non scrivere nel titolo

Ora che abbiamo visto come scegliere il titolo per la tesi, vediamo quali sono le cose da non fare quando si pensa al titolo:

  • Non andare a capo solo con una parola: se è composto da due frasi, vai a capo con la seconda;
  • Non lasciare parole isolate;
  • Non esagerare con la punteggiatura;
  • Alla fine del titolo non va messo il punto. Puoi però inserire un punto interrogativo, se utile e pertinente;
  • Non spezzare le parole a fine riga e evita di andare a capo solo con metà parola.

Ultimo accorgimento:  sviluppare il titolo su due frasi, o comunque in due parti, va benissimo ma ricordati sempre di non esagerare con la lunghezza. Proprio parlando di questo, ricorda la massima di George Stanley McGovern:

«Più lungo è il titolo, meno importante il lavoro»

Il dono della sintesi, specialmente nei titoli, è sempre ben apprezzato.

Su come scegliere il titolo della tesi abbiamo detto proprio tutto per oggi: sappiamo che non è facile ma siamo certi che, grazie ai nostri consigli, riuscirai a trovare spunti creativi utili per arricchire il tuo elaborato finale.

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Come aumentare la produttività personale a lavoro: 9 consigli da seguire

Sei alla ricerca di consigli su come aumentare la produttività a lavoro?

Sei nel posto giusto: in questa guida troverai i migliori consigli per essere più produttivo e migliorare le tue performance a lavoro, ma anche nello studio. Trovare la concentrazione e mantenere alti i livelli di motivazione può non essere semplice, soprattutto nei periodi di particolare stress e sovraccarico.

Ottimizzare i tempi e saper gestire le proprie mansioni è fondamentale per godere di un buon equilibrio sul lavoro ed essere soddisfatto dei risultati che ne derivano. Vediamo ora i consigli per aumentare la produttività e raggiungere i tuoi obiettivi massimizzando la resa del tuo tempo professionale.

Ecco come aumentare la propria produttività

La produttività è la combinazione perfetta tra pianificazione intelligente e sforzi concentrati. Restare produttivi al lavoro o a casa può essere una sfida. Ogni volta che finisce la giornata lavorativa o anche di studio, le probabilità che  tu non ti senta soddisfatto di ciò che hai realizzato rischiano di essere elevate. Che fare? Ecco i consigli dell’Università Niccolò Cusano per tornare ad essere produttivo e concentrato sul lavoro.

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Impara a delegare (quando possibile)

Per capire come aumentare la produttività personale sul lavoro, è bene iniziare dalla comprensione delle attività da svolgere. Ci sono delle attività importanti da svolgere con grande attenzione e attività che possono essere rimandate o delegate.

Quando si parla di delega, le due principali resistenze sono rappresentate dalla fiducia e l’introversione. Per ottenere aiuto dagli altri, devi aver fiducia nei tuoi colleghi nell’aiutarti a completare il lavoro. Se scegli di delegare ad un collega, assicurati di fornirgli tutte le risorse di cui ha bisogno, come documenti o fogli di lavoro pertinenti, al fine di raggiungere il miglior risultato.

Se sei troppo introverso per chiedere aiuto, molto probabilmente svolgerai dei compiti da solo e questo, a lungo andare, può toglierti tempo prezioso e aumentare i tuoi livelli di stress. Potresti anche diventare il cavallo da lavoro di qualcun altro perché sei troppo timido per parlare: ti consigliamo quindi di vincere l’introversione e di familiarizzare con i tuoi colleghi per costruire un progetto con degli obiettivi comuni da raggiungere.

Crea to-do list

Come abbiamo detto, per essere più produttivi è importante capire quali sono le attività urgenti e quelle da delegare. Per avere sempre sottomano tutte le attività, crea degli elenchi di cose da fare e monitorali utilizzando programmi come Google Tasks.

Come realizzare una to-do list? Crea un file (o prendi carta e penna) e scrivi al suo interno tutte le attività che pensi di portare avanti durante la giornata. Per non perdere la concentrazione e rischiare di perdere elementi nell’elenco, metti un timer su queste attività e stabilisci un tempo.

Uno degli aspetti più soddisfacenti della creazione di un elenco di cose da fare è quello di eliminare le cose quando sono terminate. Questo perché ti dà un senso di realizzazione e una visualizzazione chiara dei tuoi progressi; per assicurarti che ciò accada però, non darti obiettivi irrealistici o rischierai solo di aumentare la tua frustrazione.

Evita le riunioni inutili

Saper gestire il tempo a lavoro è fondamentale. Se, da una parte,  può essere allettante incontrare quante più persone possibili a beneficio del networking, il tempo che si guadagna dietro alla scrivania è estremamente prezioso. Sapere quali riunioni rifiutare è molto importante. Se il tuo manager desidera una riunione personale, è ovviamente molto importante.

Ci sono anche delle riunioni che possono toglierti solamente tempo utile per lo svolgimento del tuo lavoro. La soluzione? Stabilisci due giorni alla settimana per le riunioni e dedica il resto del tempo ai tuoi compiti principali.

essere produttivo

Stabilisci il momento per rispondere alle mail

Ogni giorno, a lavoro, c’è una buona quantità di tempo speso a scrivere risposte e-mail in modo tempestivo. Se controlli costantemente la tua e-mail, potrebbe significare che hai troppo tempo libero a disposizione e devi lavorare su altre attività.

Le informazioni urgenti tendono ad essere passate attraverso le telefonate anziché tramite e-mail. Se stai spendendo una media di oltre 2 ore al giorno rispondendo alle e-mail, allora dovresti ridistribuire il tempo a disposizione per questa attività.

Il nostro consiglio su come aumentare la produttività a lavoro evitando di rispondere compulsivamente alle mail? Semplice: invece di interrompere ciò che stai facendo per rispondere a una nuova e-mail, dedica un tempo a rispondere alle e-mail in blocco.

Potresti dedicare 15 minuti a questa attività appena arrivi in ufficio e mettere da parte 15 minuti prima di lasciare il lavoro per rispondere alle e-mail.

Segui la “regola dei due minuti”

L’imprenditore Steve Olenski raccomanda di implementare la “regola dei due minuti” per sfruttare al massimo le piccole finestre temporali che hai a lavoro. L’idea è questa: se vedi un’attività o un’azione che sai può essere fatta in due minuti o meno, fallo immediatamente. Secondo Olenski, il completamento del compito richiede in realtà meno tempo del doverci tornare in seguito.

Non essere multitasking

Spesso tendiamo a pensare alla capacità di multitasking come un’abilità importante per aumentare l’efficienza, ma potrebbe essere vero il contrario.

Gli psicologi hanno scoperto che il tentativo di eseguire diverse attività contemporaneamente può causare perdita di tempo e produttività. Invece, prendi l’abitudine di impegnarti in un singolo compito prima di passare al tuo prossimo progetto, magari rispettando la tua to-do list.

Stabilisci i tuoi obiettivi a breve e lungo termine

Oltre al tuo elenco di cose da fare in un giorno, di cui abbiamo parlato nei paragrafi precedenti, è importante creare obiettivi più ambiziosi.

Alcuni obiettivi dovrebbero richiedere fino a 1 settimana per la realizzazione, altri anche 30 giorni, 60 giorni o 90 giorni. Le persone che fissano obiettivi più alti hanno la tendenza ad essere più soddisfatti rispetto a quelli con aspettative inferiori, secondo una ricerca pubblicata nel Journal of Consumer Research.

Uno dei motivi principali per cui le persone falliscono un obiettivo è perché non hanno fissato una scadenza: ricordati sempre di darti un tempo realistico per portare a termine un progetto e raggiungere il traguardo. Gli obiettivi devono essere molto specifici e dovrebbero essere annotati. È bene ricevere feedback sugli obiettivi per perfezionarli. Gli obiettivi dovrebbero essere personali e professionali: appunta il tutto in un foglio e dividi le due aree.

Cura il tuo riposo

Andare a dormire tardi e svegliarti presto può essere dannoso per la tua produttività il giorno successivo. Se sei mezzo sveglio al lavoro, la qualità di ciò che produci potrebbe risentirne. Cerca di riposare per un numero di ore congruo al tuo stile di vita e vicino alle tue necessità. Come disse una volta Benjamin Franklin: “Andare a letto presto e alzarsi presto fa un uomo sano, ricco e saggio”.

Riduci le interferenze

Avere un collega che fa capolino nel tuo ufficio per chattare può sembrare innocuo, ma anche brevi interruzioni generano un cambiamento nel modello di lavoro e un corrispondente calo di produttività. Ridurre al minimo le interruzioni può significare impostare l’orario d’ufficio, tenere la porta chiusa o lavorare da casa per progetti sensibili al fattore tempo.

TV, social media e telefono sono fattori di distrazione da tenere sotto controllo: fai in modo di essere tu a gestirli e non lasciar gestire loro il tuo tempo.

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Libri sulla negoziazione: ecco i 5 da leggere assolutamente

Curioso di scoprire quali sono i libri sulla negoziazione da leggere assolutamente?

In questa guida ti diremo quali sono i titoli più belli da avere nella tua libreria per affinare la capacità di negoziazione, utile soprattutto nel mondo del business e degli affari.

La negoziazione è un processo che, se gestito con cura e rispetto, diventa uno strumento straordinario per “arrivare” all’altro quando questo sembra più lontano.

Volendo dare una definizione della negoziazione, possiamo dire che si tratta di

Un processo di interazione, di comunicazione profonda per raggiungere un accordo tra due o più parti che hanno qualche interesse in comune e altre che sono in conflitto o semplicemente su posizioni differenti.

Il processo che può dirsi “riuscito” solo quando tutti gli attori coinvolti riescono a convivere con il risultato.

Ma vediamo ora quali sono i libri che possono aiutarti a padroneggiare quest’arte.

I 5 libri che ti insegnano come negoziare

Quali sono i libri sul successo e sulla negoziazione da avere assolutamente? Ecco una carrellata di titoli che ti aiuteranno a migliorare le tue abilità consigliati dall’Università Niccolò Cusano di Grosseto.

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L’arte del negoziato – Roger Fisher e William Ury

Apriamo la nostra raccolta con un libro sul negoziato famosissimo, di Roger Fisher e William Ury: L’arte del negoziato.

Il presupposto di partenza di questo libro è che il negoziato è il mezzo fondamentale per ottenere dagli altri quello che vogliamo. Questo assunto vale in tutti i campi, dal lavoro all’amore, dalla vita famigliare a quella sociale, dalla semplice spesa quotidiana all’acquisto di un’auto o di una casa .

Insomma, per gli autori, tra i massimi esperti di questa arte, conoscere le tecniche della trattativa è un asso nella manica, un vantaggio nella vita.

Il negoziato emotivo – Roger Fisher e Daniel Shapiro

Un altro testo da leggere è Il negoziato emotivo, di Roger Fisher e Daniel Shapiro. In questo libro sono contenuti i punti chiave su cui concentrarti per capire come padroneggiare l’arte del negoziato: esprimere apprezzamento per le opinioni degli altri, istituire un legame; trasformare l’avversario in un alleato, rispettare l’autonomia negli altri e guadagnare la propria, riconoscere il ruolo degli altri e stabilire il proprio, scegliere una funzione positiva in ogni tipo di negoziato.

I consigli contenuti in questo volume ti saranno utili nel lavoro, ma anche (e soprattutto) nella vita.

La negoziazione. Psicologia della trattativa – Rino Rumiati e Davide Pietroni

In questo volume sono illustrati i meccanismi e le trappole dei processi negoziali, con l’obiettivo di rendere il lettore consapevole delle modalità per massimizzare il rendimento personale e comune degli accodi negoziali.

Questo perché negoziare significa principalmente collaborare con l’interlocutore per creare risorse e rafforzare la relazione. Imparare a negoziare con razionalità ed efficacia è utile per trasformare ogni conflitto in opportunità di sviluppo personale e sociale.

Conflitti e mediazione. Introduzione a una teoria generale – Emanuele Arielli e Giovanni Scotto

Che cos’è un conflitto? Perché si verifica?  Quali sono le strategie per risolvere i conflitti? In questo saggio di Emanuele Arielli e Giovanni Scotto sono contenute le risposte a queste domande, attraverso una serie di studi e un approccio teorico fortemente interdisciplinare.

Questo libro sulla negoziazione è intuitivo e semplice da leggere ed è perfetto anche per chi non ha la minima conoscenza dell’argomento.

Negoziare in modo efficace – Ugo Merlone

Ci sono moltissime situazioni in cui negoziare risulta essere un’arma vincente: si negozia per ottenere le migliori condizioni in una compravendita, trattare la data di consegna di un lavoro, discutere un preventivo con un cliente o un fornitore.

In Negoziare in modo efficace di Ugo Merlone viene evidenziato il fatto che, a differenza del conflitto, la negoziazione è in grado di creare connessioni ed è una competenza chiave negli affari e nella vita personale. Nel volume sono illustrati gli aspetti analitico-razionali e relazionale-emotivi della negoziazione, fornendo gli strumenti e le strategie necessari per giungere ad un accordo che sia accettato da tutte le parti coinvolte e tuteli i propri interessi.

Imparare a negoziare: consigli utili

Ora che abbiamo visto i 5 libri sul negoziato da leggere assolutamente, vediamo qualche consiglio pratico per imparare a padroneggiare questa arte.

Il negoziato inizia quando qualcuno dice di no

Una dei timori più grandi riguarda il sentirsi dire di no. C’è, però, un aspetto da tenere assolutamente in considerazione: non è davvero una negoziazione se chiediamo qualcosa che sappiamo volere anche dal nostro partner contrattuale.

La negoziazione è una conversazione il cui obiettivo è raggiungere un accordo con qualcuno i cui interessi non sono perfettamente in linea con il tuo.

Impara a sussultare

Questa strategia è una delle più sottovalutate, ma straordinariamente efficaci. Per sussulto intendiamo una reazione visibile a un’offerta o un prezzo durante le negoziazioni faccia a faccia.

L’obiettivo di questa tattica è di far sentire le altre persone a disagio per l’offerta che hanno presentato. Se, alla proposta di prezzo di un fornitore, risponderai “Quanto?!” con aria sbalordita, a meno che l’altra persona non sia un negoziatore ben stagionato, risponderà in due modi:

  • Sarà a disagio e cercherà di razionalizzare il suo prezzo;
  • Offrirà una concessione immediata.

Non rispondere alle provocazioni

Molto spesso, in fase di negoziazione, si possono avere degli scatti emotivi, che possono essere di rabbia oppure di ansia e può arrivare a provocarti in modo da farti innervosire e portarti a finire la conversazione.

Quasi mai si tratta di reazioni sincere: per questo motivo devi essere bravo a non rispondere alle provocazioni e possibilmente rimandare la trattativa ad un altro momento.

Gestisci gli ultimatum

Per sollecitare la tua decisione, la tua controparte potrebbe lanciarti un ultimatum.

L’importante in queste situazioni è saper prendere tempo, anche se può sembrare impossibile avere del tempo in più. Ti accorgerai che pur di difendere i loro interessi saranno disposti a lasciarti del tempo in più.

Non cadere nella trappola del buono e cattivo

Una delle tecniche più tradizionali per poter ottenere consenso in un accordo è la Tecnica del Buono e del Cattivo.

La tecnica prevede la presenza di due soggetti, uno Buono e l’altro Cattivo con l’aspetto da duro: il Buono finge di accettare la tua proposta, ma il Cattivo protesta per fare in modo che la proposta accettata venga abbassata di valore, poi il Cattivo esce e il Buono ti chiede di accettare la proposta prima che ritorni il cattivo, in modo da metterti fretta.

Fai capire al Buono e al Cattivo che non cadrai nella loro trappola, che conosci il loro gioco e che non sei disposto a scendere a compromessi: prima di giungere ad un accordo si ragiona e si analizza cosa è più conveniente per entrambi.

Dai risposte sintetiche

Se la persona con cui stai parlando inizia a farti molte domande, lo fa perché vuole raccogliere più informazioni possibili su di te e scoprire quali sono i tuoi punti deboli.

In queste situazioni è bene dare risposte molto sintetiche in modo che il tuo interlocutore sappia il meno possibile di te.

Sui libri sulla negoziazione abbiamo detto proprio tutto: siamo certi che, con questi consigli, riuscirai a migliorare in questa arte e a sviluppare le tue abilità comunicative di contrattazione.

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