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Come diventare un buon oratore: 7 trucchi da conoscere

Come diventare un buon oratore? Siamo certi che, almeno una volta, ti sarai posto questa domanda mentre pensavi a come presentare al meglio un progetto di lavoro o a come porti davanti ad un professore per un esame orale.

Beh, il mondo dell’arte oratoria è assai complesso e ricco di sfumature: sicuramente, saper parlare bene in pubblico è una skill utile sia per il tuo percorso accademico, sia per quello professionale. Ci sono molte situazioni in cui potresti aver bisogno di esporre qualcosa ad un pubblico, dalla discussione della tesi di laurea alla presentazione di un project work.

Per molte persone, la paura di parlare in pubblico è un blocco difficile da superare, ma niente paura: in questa guida abbiamo raccolto per te 7 trucchi per migliorare le tue doti di public speaking e diventare un vero specialista. Se sei pronto, iniziamo subito.

Ecco come sfruttare le tecniche di oratoria per migliorare la tua comunicazione

Ci sono persone che, quando ricevono un microfono e gli viene chiesto di fare un brindisi o un discorso, sono super entusiaste; altre, invece, preferirebbero decisamente darsela a gambe e scappare il più lontano possibile. Che ti piaccia o meno, la possibilità di parlare in pubblico è un evento molto frequente che devi saper gestire al meglio per fare bella figura.

Ecco tutto quello che devi sapere su come migliorare l’oratoria ed essere un bravo comunicatore.

LEGGI ANCHE – Paura di esibirsi in pubblico: che cos’è e come superarla

1 – Studia bene il tuo pubblico

La maggior parte degli aspiranti oratori commette un errore frequentissimo, ossia quello di concentrarsi su se stessi e su quello che devono dire. In realtà, per imparare a parlare bene in pubblico dovresti iniziare proprio da lì, dal tuo pubblico.

Chi sono le persone che ti ascolteranno? Cosa si aspettano da te e che bisogno vogliono soddisfare ascoltandoti? Dove vanno per passare il tempo? E quando sono in giro, di cosa parlano? Quali sono le loro speranze, le loro paure e i loro sogni?

Impegnati per dare tutte queste risposte sul tuo pubblico: senza queste informazioni, difficilmente riuscirai a catturare la loro attenzione e a colpire nel segno.

2 – Che tipo di oratore sei?

Probabilmente, se ti stai chiedendo come diventare un buon oratore, avrai già alle spalle qualche esperienza di public speaking o, comunque, avrai ascoltato qualcun altro parlare.

Beh, sappi che ci sono tanti tipi di oratori pubblici, ognuno con una personalità specifica. Ti sei chiesto che tipo di oratore sei?

  • Ambisci ad essere un oratore principale o vorresti intervenire in un contesto più ampio?
  • Sei un ricercatore, un professionista o uno scienziato che vuole fare una presentazione?
  • Stai cercando di motivare, ispirare, informare o persuadere?
  • Sei divertente o più rigido? Le altre persone sono d’accordo sul fatto che tu sia divertente?

Scoprire il tipo di personalità degli oratori (e anche analizzare la tua personalità) ti aiuterà a capire come impostare il tuo discorso e a diventare un oratore di successo.

3 – Lascia andare le emozioni

Prima di parlare in pubblico, è normale sentirsi un po’ agitati e nervosi. Anche i più grandi estroversi possono sentirsi un po’ tesi, soprattutto in una situazione come questa.

Il trucco, in questo caso, non è cercare di sopprimere queste sensazioni, ma imparare a riconoscerle e accettarle. Essere nervosi non è una debolezza, ma si tratta di un sentimento del tutto normale in una circostanza del genere. Lascia che questo non ti impediscano di parlare con sicurezza e vedila come una parte naturale del processo di parlare in pubblico.

4 – Preparati con anticipo

Una delle qualità del buon oratore è quella di conoscere molto bene l’argomento di cui parla e, di conseguenza, saper fugare ogni dubbio della platea.

Ma come fare per acquisire una piena padronanza del discorso da trasmettere al tuo pubblico? Pianificare in anticipo è il segreto.

Prenditi il ​​tempo per capire il modo migliore per adattare il tuo messaggio al tuo pubblico: quale approccio manterrà l’attenzione degli ascoltatori e ti permetterà di entrare in empatia con la platea? Pensa a una forte introduzione che catturerà l’attenzione degli ascoltatori e costruisci una conclusione che lasci loro degli spunti di riflessione.

Pianificare in anticipo e pensare ai punti da trattare se, ad esempio, devi presentare un progetto di lavoro è ancora una parte fondamentale da fare per sentirti più sicuro durante l’esposizione.

5 – Non imparare a memoria il discorso

Se vuoi scoprire come diventare un buon oratore, un ottimo trucco da seguire è quello di non imparare il discorso a memoria. Ti sconsigliamo questa pratica per diversi motivi: principalmente la memorizzazione “parola per parola” tende a mostrarsi come artefatta agli occhi del pubblico. Un errore fatale è quello leggere il tuo discorso da un foglio. Evita di leggere un “copione”: questo ti farà sembrare più competente e sicuro perché dimostra che conosci davvero il tema.

Per capire davvero come gestire la presentazione, invece di memorizzare i contenuti, concentrati sui concetti.

Studia bene i concetti cardine da esporre, creando punti elenco dei contenuti, delle storie, dei dati e dei suggerimenti chiave che vuoi toccare in ogni parte della presentazione. Esprimi il tutto con naturalezza e non fossilizzarti sul ricordo di tutti i passaggi: se dimentichi qualcosa, c’è sempre il punto successivo da poter trattare.

Avere una struttura più flessibile ti dà anche la possibilità di rivedere alcuni punti in divenire, valutando anche la risposta del pubblico.

6 – Punta sul coinvolgimento

Spesso, soprattutto se si è alle prime esperienze, coinvolgere il pubblico e renderlo davvero interessato a ciò che si sta dicendo risulta difficile. Durante le tue presentazioni, giocati la carta del coinvolgimento e punta ad uno scambio di opinione: chiedi al tuo pubblico di ripetere i messaggi chiave del tuo discorso e rivolgi loro delle domande.

Ciò mantiene il pubblico coinvolto, ma soprattutto dà loro gli strumenti per memorizzare ciò che dici.  Mentre pianifichi il tuo discorso, pensa a dove puoi coinvolgere il pubblico e quali strumenti puoi utilizzare per coinvolgerli nella presentazione in modo da creare un dialogo fra voi.

7 – Attenzione alla comunicazione non verbale

La comunicazione non verbale ha un ruolo centrale in un discorso: proprio per questo, dovrai impegnarti a lanciare i segnali giusti al tuo pubblico.

Assumere una buona postura aiuta anche a sostenere la tua voce. Piantare i piedi a terra e distribuire il peso in modo uniforme tra loro ti aiuta a controllare il respiro. Il volume della tua voce deve essere abbastanza forte da essere udito.

Incrociare le gambe o le braccia potrebbe essere interpretato come un segno di chiusura nei confronti del pubblico. Guarda il tuo pubblico negli occhi e trasmettigli tutte le emozioni che provi. Se sei nervoso, dillo e fai una battuta per esorcizzare: alle persone piace la spontaneità.

Insomma, la chiave del successo per essere un buon oratore, anche se sembra scontato è fare tanta pratica. Oltre alla pratica e all’esercizio, è importante rimanere se stessi: fingere e indossare una maschera, a lungo andare, rischia di essere un boomerang.

Su come diventare un buon oratore abbiamo detto tutto, per oggi: non ti resta che mettere in pratica i nostri consigli e dare una marcia in più alle tue presentazioni all’Università o a lavoro.

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Come diventare consulente bancario fuori sede: percorso di studi e opportunità

Se sei uno studente di economia o vorresti diventarlo, sicuramente ti interesserà sapere come diventare consulente bancario fuori sede e come fare per lavorare con gli istituti di credito.

Ebbene, la figura del consulente finanziario è una delle più ambite dai giovani laureati e anche una delle più ricercate da parte delle banche. Volendo dare una definizione di questa figura professionale, si tratta di un dipendente di una Banca o di una Società che esercita l’offerta di strumenti economici/finanziari e servizi di investimento fuori dalla sede.

Questo professionista è diverso da un consulente di operazioni bancarie e il suo lavoro si svolge fuori dalla struttura. In questa guida ti spiegheremo chi è e cosa fa quello che fino a qualche tempo fa si definiva “promotore finanziario”, dai suoi compiti principali al percorso di studi da intraprendere.

Se sei pronto, iniziamo subito.

Ecco quello che devi sapere per diventare consulente finanziario

Diventare consulente finanziario è la tua ambizione? Continua a leggere questa guida: ecco i consigli dell’Università Niccolò Cusano per intraprendere questa professione.

LEGGI ANCHEEconomia aperta: definizione e caratteristiche

Consulente vs Promotore finanziario: c’è una differenza?

Se vuoi sapere come diventare consulente bancario fuori sede, la prima cosa che devi sapere è la differenza tra consulente e promotore. In realtà questa differenza è solo nominale: facciamo riferimento alla stessa figura professionale ma, come sancito dalla Legge 208 del 28/12/2015, i promotori si definiscono consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede, rimarcando un aspetto fondamentale di tale mestiere, ossia l’abilitazione a offrire consulenza finanziaria in un luogo esterno alla banca o ad un’istituzione finanziaria.

Secondo la legge, è un consulente finanziario abilitato la persona fisica che, ai sensi della direttiva 2004/39/CE (la c.d. Direttiva MIFID), esercita professionalmente l’offerta fuori sede come dipendente, agente o mandatario.

Per poter esercitare la professione, è necessaria l’iscrizione all’apposito Albo; per l’accesso sono previsti una serie di requisiti di onorabilità e professionalità. Vediamo ora quali sono.

Requisiti per l’esercizio della professione

Abbiamo detto che per l’iscrizione all’Albo sono necessari due tipologie di requisiti:

  • Requisiti di onorabilità
  • Requisiti di professionalità

Fanno parte dei requisiti di onorabilità:

  • Non essere inabilitato, interdetto, fallito o condannato ad una pena che prevede l’interdizione, anche nel caso in cui sia solo temporanea, dai pubblici uffici o la non capacità ad esercitare uffici direttivi (Codice Civile articolo 2382);
  • Non essere stato sottoposto a misure preventive come previsto dalla normativa antimafia, fatta eccezione nel caso in cui si ha la riabilitazione;
  • Non aver subito una condanna con una sentenza irrevocabile, e anche in questo caso fatta eccezione nei casi di riabilitazione.

Parlando, invece, dei requisiti di professionalità, questi possono essere riassunti in:

  • Titolo di studio non inferiore al diploma di scuola media superiore relativo ad un corso di studi di durata quinquennale;
  • Una prova valutativa

Possono accedere all’Albo senza superare la prova valutativa gli agenti di cambio abilitati ufficialmente, i negoziatori abilitati ad esercitare la professione nei mercati regolamentari, i funzionari di banca o anche di un impresa d’investimento e i funzionari di Sim o banche con mansioni di responsabili del controllo interno per almeno tre anni.

Esame per iscrizione all’albo dei consulenti finanziari

Quando abbiamo parlato di come diventare consulente bancario fuori sede, abbiamo detto che per accedere all’Albo c’è bisogno di superare una prova valutativa.

Ecco le caratteristiche generali di questo esame:

  • L’esame dura 85 minuti;
  • Si compone di 60 domande totali a risposta multipla (i quesiti hanno 4 risposte possibili: una corretta e le altre rappresentano dei distrattatori);
  • A 40 domande (28 domande teoriche e 12 domande di pratica) dei 60 quesiti, viene dato un punteggio di 2 punti se si risponde bene e per la restante parte (20 domande di carattere teorico) un solo punto, per un totale di 100 nel caso in cui si risponde bene a tutte;
  • L’esame viene superato nel momento in cui il candidato raggiunge almeno 80 punti.

Le competenze del consulente

Per poter diventare consulente bancario, sono necessarie una serie di competenze sia professionali che trasversali. Alla base di questo lavoro c’è una profonda conoscenza del mondo economico e finanziario, essenziale per poter comprendere e proporre strumenti finanziari per conto della Banca.

Oltre a questo, ottime doti relazionali aiutano il consulente a gestire i contatti con i clienti, insieme alle abilità empatiche e alla capacità di ascolto attivo. Terminano il quadro le abilità di problem solving e quelle di vendita.

Studiare per diventare consulente finanziario: Corso di Laurea Unicusano

Come abbiamo detto, per diventare consulente sono necessarie una serie di competenze, acquisibili attraverso un percorso di studi orientato al mondo dell’economia e della finanza.

A tal proposito, i Corsi di Laurea dell’area economica dell’Università Niccolò Cusano rappresentano la soluzione ideale per te. Questi corsi sono:

Il Corso di Laurea triennale in Economia prevede l’acquisizione di un ventaglio di conoscenze fondamentali nei vari campi dell’economia e della gestione delle aziende pubbliche e private, nonché i metodi e le tecniche quantitative della Matematica per le applicazioni economiche, della Matematica finanziaria e attuariale e della Statistica. La preparazione fornita al laureato in ambito aziendale è arricchita grazie alla previsione di crediti formativi nell’ambito delle materie giuridiche, necessari alla conoscenza del quadro normativo di riferimento all’interno del quale si svolge l’attività aziendale.

Il piano formativo di questo Corso di Laurea è utile per intraprendere una serie di professioni nel ramo economico, non solo quella di consulente finanziario. Parliamo ad esempio di:

  • Contabili
  • Economi e tesorieri
  • Amministratore di stabili e condomini
  • Tecnici dell’organizzazione e della gestione dei fattori produttivi
  • Tecnici della gestione finanziaria
  • Tecnici del lavoro bancario
  • Agenti di borsa e cambio, tecnici dell’intermediazione titoli e professioni assimilate

Dopo la laurea triennale, se lo desideri, puoi proseguire i tuoi studi con il Corso di Laurea Magistrale in Scienze Economiche. Grazie a questo corso, lo studente acquisirà elevate conoscenze per l’analisi e la definizione di politiche economiche e aziendali, riuscendo ad applicare le metodologie della scienza economica e di quella aziendale per analizzare le complessità della società contemporanea e risolvere i problemi economico-sociali in una prospettiva dinamica e globalizzata. Il laureato in Scienze Economiche acquisirà anche un’elevata padronanza degli strumenti statistici e dei principi e istituti dell’ordinamento giuridico indispensabili per lo svolgimento dell’attività economica a livello nazionale, comunitario e internazionale.

La didattica dei nostri Corsi viene erogata online, grazie ad una piattaforma di e-learning attiva 24 ore su 24. Con la formazione a distanza, potrai facilmente coniugare ore di studio e un’eventuale attività professionale.

Su come diventare consulente bancario abbiamo detto tutto, per oggi: per iscriverti ai nostri Corsi di Laurea e fare un passo avanti verso la realizzazione dei tuoi sogni, compila il form o chiama il numero verde 800.98.73.73

 

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Come conoscere gente nuova: i consigli da seguire per fare amicizia

Conoscere gente nuova è il modo migliore per allargare i propri orizzonti e arricchire il proprio bagaglio di esperienza. Un problema sociale abbastanza comune è che non siamo sicuri di come fare amicizia e creare una vita sociale per se stessi che sia soddisfacente.

Trovare nuovi amici può sembrare un compito arduo, ma in realtà non è affatto così: ci sono tantissime opportunità per incontrare persone nuove e mettersi in gioco, creando nuovi legami e ampliando le tue prospettive di crescita.

In questa guida dell’Università Niccolò Cusano ti sveleremo quali sono i migliori consigli su come conoscere nuovi amici e socializzare, sfruttando doti e capacità empatiche per entrare in connessione con gli altri. Se sei pronto, iniziamo subito.

Ecco i suggerimenti migliori su come conoscere nuovi amici e socializzare

A volte incontrare nuovi amici può essere scoraggiante, specialmente quando ti trovi improvvisamente in una nuova città o, per qualunque motivo, ti ritrovi da solo. Fare nuove amicizie può essere facile per alcune persone, ma per altri potrebbe richiedere più lavoro.

Ti diciamo subito di non temere: non servono corsi per socializzare per conoscere qualcuno ed è una situazione molto più diffusa di quanto pensi. Vediamo insieme quali sono le pratiche migliori per conoscere persone nuove.

LEGGI ANCHEAutocontrollo emotivo: ecco 5 consigli per imparare a gestire le emozioni

Frequenta posti strategici

Il modo migliore per capire come conoscere gente nuova è frequentare posti diversi da quelli che frequenti di solito. Che significa? Vuol dire allargare il tuo giro e frequentare luoghi che sembrano fatti apposta per conoscere nuovi amici.

Ecco le caratteristiche di un buon posto per fare amicizia:

  • Un luogo in cui possono crearsi facilmente situazioni per rompere il ghiaccio e dare alle persone motivi per parlarsi;
  • Un posto che ti consenta di vedere più volte le stesse persone in modo affidabile, in modo da avere la possibilità di metterti a loro agio e di conoscerle gradualmente.;
  • Un luogo in cui tu non abbia una possibilità di cinque minuti per fare una buona impressione;
  • Un posto che ti permetta di incontrare persone che sono simili a te, in termini di hobby e valori.

Questi posti possono essere bar, locali, club, palestre, circoli culturali, biblioteche.

Incontra nuove persone

Come abbiamo detto, per una serie di motivi potresti ritrovarti con una vita sociale che non ti soddisfa pienamente e che vorresti in qualche modo rivedere.

Bene, per fare questo devi incontrare persone completamente nuove. Non avere un accesso semplice a potenziali nuovi amici è una grande barriera per molte persone nella creazione di un circolo sociale.

In generale, se ti stai chiedendo come incontrare gente nuova, ecco alcune pratiche da sperimentare:

  • Coltiva un tuo hobby e inserisciti nelle community di persone che hanno la tua stessa passione: in cui incontrerai naturalmente molte persone con cui hai già qualcosa in comune. Ancora meglio se coinvolge un’attività che facilita la conversazione;
  • Incontra persone attraverso l’Università o il tuo lavoro. Vedendo le stesse facce ogni giorno, conoscerle in modo graduale sarà più semplice anche se hai la barriera della timidezza;
  • Incontra una o due persone con cui creare un legame più stretto e poi conosci i loro amici. In questo modo avrai la possibilità di conoscere ancora più persone,

Chiaramente, come avrai capito, incontrare nuove persone potrebbe richiedere uno sforzo per uscire dalla routine quotidiana. Se la maggior parte dei tuoi hobby sono solitari potresti anche aver bisogno di espandere i tuoi orizzonti e cercare nuove cose da fare per creare occasioni di incontro.

Rafforza i vecchi legami

Sicuramente conoscere gente nuova è importante per allargare i tuoi confini, ma spesso per crearsi nuovi amici in modo più semplice si può partire dalla tua cerchia di conoscenti.

Come fare? Beh, sicuramente questo consiglio non si applica alle persone che si sono recentemente trasferite in una nuova area e non conoscono nessuno, anche se sicuramente ci saranno dei gruppi in cui potrai inserirti facilmente.

Quello che vogliamo dirti è che non devi necessariamente uscire e incontrare dieci estranei per stringere un’amicizia. Spesso è più facile trasformare i contatti che già hai in amici a pieno titolo piuttosto che incontrarne di nuovi. Ci sono probabilmente diverse persone che già conosci e che potrebbero dar vita ad una nuova cerchia sociale.

Parliamo ad esempio di:

  • Conoscenti con cui hai un rapporto cordiale e amichevole, ma che non incontri molto spesso;
  • I tuoi colleghi di lavoro o dell’Università con cui vai d’accordo;
  • Amici di persone che conosci che hai frequentato in passato;
  • Qualcuno che ha mostrato interesse a essere tuo amico, ma non hai mai accettato l’offerta;
  • Amici con cui hai perso i contatti nel tempo che potresti recuperare.

Coltiva le amicizie

Conoscere gente nuova non basta per creare legami: dovrai imparare a coltivarli. Un conto è uscire con qualcuno una volta o solo occasionalmente, un altro conto è coltivare le amicizie e renderle durature nel tempo.

Per trasformare un conoscente in amico, dovrai uscire con lui spesso, restare in contatto, goderti i bei momenti insieme e conoscervi a un livello più profondo. Non avrai la compatibilità per farlo con tutti, ma nel tempo dovresti essere in grado di costruire un rapporto più stretto con alcune delle persone che incontri.

Non arrenderti alle prime difficoltà

Gli eventi per conoscere persone sono utilissimi per allargare la tua cerchia di conoscenze. Tuttavia, a volte può capitare che ti unisci a un club o vieni presentato agli amici dei tuoi amici e l’esperienza sia deludente per te.

Potresti, ad esempio, avere la sensazione di non sviluppare un feeling con nessuno oppure di sentirti, in un certo senso, tagliato fuori dalla conversazione. Non arrenderti alla prima difficoltà e dai a questi gruppi ancora qualche chances.

Spesso il primo incontro può dare delle sensazioni e degli input diversi; per questo ti consigliamo di approfondire la conoscenza e di non precluderti questa opportunità.

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Continua ad allargare la tua cerchia

Se ti unisci a un nuovo gruppo e stringi amicizia con due o tre persone, sicuramente è già un primo traguardo interessante.  Se ti fermi lì, questo è tutto ciò che avrai.

Per conoscere gente nuova serve costanza: se, una volta acquisita un po’ di pratica nel socializzare,  ti vengono in mente nuovi modi per incontrare le persone, avrai un mucchio di amici e conoscenti in più.

Chiaramente non esiste una legge che dica che tutti debbano avere decine e decine di amici con cui uscire e passare del tempo. Molte persone sono perfettamente felici solo con alcune relazioni davvero strette. Se hai solo un paio di amici e decidi di volerne di più, puoi sempre mettere in pratica questi consigli e alimentare la tua rete sociale.

Su come conoscere gente nuova e ampliare le tue conoscenze abbiamo detto tutto, per oggi: non ti resta che mettere in pratica i nostri consigli e sperimentare modi sempre nuovi per socializzare e circondarti di nuove amicizie.

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Tutela della proprietà intellettuale in Italia: quello che c’è da sapere

Che cos’è la tutela della proprietà intellettuale in Italia? Sicuramente ne avrai già sentito parlare, ma spesso le informazioni sulla proprietà intellettuale lasciano spesso spazio a dubbi e perplessità, soprattutto se cerchi nozioni molto specifiche per lavorare in questo mondo.

In questa guida dell’Università Niccolò Cusano ti parleremo della proprietà intellettuale nel diritto privato, dalla sua definizione alle sue aree di influenza.

Per proprietà intellettuale, in diritto, si fa riferimento all’apparato di principi giuridici che mirano a tutelare i frutti dell’inventiva e dell’ingegno umano.

Sulla base di questi principi, la legge conferisce a creatori e inventori un vero e proprio monopolio nello sfruttamento delle loro creazioni/invenzioni e pone nelle loro mani alcuni strumenti legali per tutelarsi da eventuali abusi da parte di soggetti non autorizzati.

Vediamo ora cos’è e come funziona la tutela della proprietà intellettuale nel nostro Paese.

Ecco quello che c’è da sapere sulla proprietà intellettuale

Che cos’è la proprietà intellettuale? Come depositare un brevetto? A queste (e molte altre) domande risponderemo nei prossimi paragrafi di questa guida.

LEGGI ANCHE – Economia aperta: definizione e caratteristiche

Proprietà intellettuale: una definizione

La prima cosa che vogliamo chiarire è la definizione di proprietà intellettuale, un termine che utilizziamo per prodotti, opere o processi che danno a chi li ha ideati un vantaggio competitivo.

Ci sono 3 sottocategorie da considerare:

  • Proprietà industriale, in cui rientrano invenzioni (brevetti), marchi, disegni industriali, nuove varietà di piante e indicazioni geografiche di origine
  • Opere artistiche protette da copyright, in cui rientrano opere letterarie e artistiche, musica, programmi televisivi, software, banche dati, disegni architettonici, creazioni pubblicitarie e prodotti multimediali
  • Strategie commerciali, in cui rientrano segreti commerciali, know-how, impegni di riservatezza o produzione rapida

Come si tutela la proprietà intellettuale

Per proteggere la proprietà intellettuale si applicano i diritti di proprietà intellettuale (DPI) sanciti dall’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale (OMPI).

La forma di tutela varia a seconda del tipo di proprietà intellettuale:

  • Nel caso dei brevetti, questi impediscono a terzi di realizzare, utilizzare o vendere l’invenzione per un certo periodo di tempo, a seconda del suo tipo
  • Nel caso dei marchi, questi tutelano il nome del prodotto, impedendo ad altre aziende di vendere un prodotto con lo stesso nome
  • Nel caso del copyright, questo comunica al pubblico che l’autore vuole controllare la produzione, distribuzione, esposizione o rappresentazione della sua opera. Il diritto d’autore viene riconosciuto automaticamente, senza bisogno di una registrazione formale. Il simbolo del copyright può essere usato da subito.

La legge sul diritto d’autore

Approfondiamo ora la legge sul copyright, che è la n. 633 del 22/04/1941.

Secondo l’articolo 1 l.d.a. (Legge sul diritto d’Autore) ci sono queste categorie creative, nell’ambito delle quali rientrano le opere che possono essere oggetto di tutela:

  • Letteratura
  • Musica
  • Arti figurative
  • Architettura
  • Teatro e cinematografia

Per la legge esistono due tipologie di diritti riconosciuti all’autore dell’opera: diritto morale e diritto patrimoniale. Il diritto morale identifica la paternità dell’opera; è inalienabile e può essere fatto valere dagli eredi. Il diritto patrimoniale include a sua volta una serie di altri diritti come pubblicazione, riproduzione, diffusione, distribuzione, traduzione, elaborazione, noleggio e prestito.

Sicurezza sul web: il Master Unicusano

La tutela della proprietà intellettuale è un concetto che vale anche per i prodotti digitali. Ne parliamo in modo approfondito nel Master I Livello in Sicurezza delle reti informatiche dell’Università Niccolò Cusano.

Il Master si rivolge a tutti coloro che desiderano una formazione a 360° riguardo la sicurezza informatica, al fine di gestire pienamente, dal punto di vista organizzativo e normativo, il processo di sicurezza aziendale e poter attuare piani di intervento volti alla risoluzione delle eventuali minacce causate da un impiego scorretto delle tecnologie informatiche.

Il Master è perfetto per i laureati (almeno di I livello) in Informatica, Ingegneria, Fisica, Matematica, Statistica. Tuttavia, possono candidarsi per la partecipazione anche i possessori di una laurea in altre discipline, i quali abbiano una comprovata esperienza lavorativa pluriennale nel campo dell’informatica.

La didattica del Master, della durata di 1500 ore, viene erogata online in modalità e-learning. Il materiale didattico prevede:

  • Lezioni video e materiale fad appositamente predisposto;
  • Test di verifica di autoapprendimento

Il programma tratta le seguenti discipline:

  • Introduzione – Aspetti teorici ed implementativi dei sistemi operativi di rete – Fondamenti sicurezza dei sistemi e delle transazioni telematiche
  • Area Tecnologica – Sistemi operativi – Reti informatiche – Meccanismi di sicurezza
  • Area Manageriale – Gestione operativa dei sistemi e delle reti informatiche – Sicurezza aziendale – Gestione della sicurezza
  • Area Legale – Normativa di riferimento delle tecnologie informatiche – Legislazione vigente nazionale ed extra-nazionale nell’ambito della sicurezza – Tutela della privacy – Copyright di materiale digitale – Computer forensic

Per approfondire il tema del copyright e della sicurezza e intraprendere un percorso di specializzazione, iscriviti al nostro Master: compila il form o chiama il numero verde 800.98.73.73

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Autocontrollo emotivo: ecco 5 consigli per imparare a gestire le emozioni

Quando parliamo di autocontrollo emotivo facciamo riferimento alla capacità di tenere sotto controllo la nostra parte emotiva disturbante, mantenendo il controllo sulle nostre azioni.

Controllare le emozioni ed evitare che queste ci facciamo perdere la bussola è un’abilità fondamentale da sviluppare: anche se questa è importante per tutti, può essere cruciale per un aspirante imprenditore o chiunque abbia una posizione di leadership. Allo stesso tempo, gestire l’emotività è importante anche per uno studente: pensa, ad esempio, ad una situazione come un esame orale, in cui l’ansia potrebbe avere la meglio, così come durante la presentazione di un progetto.

In questa guida dell’Università Niccolò Cusano di Grosseto parleremo proprio di come fare per gestire al meglio la tua sfera emotiva e reagire alle situazioni di stress. Iniziamo subito.

Ecco come controllare le emozioni efficacemente

Avere uno scarso autocontrollo emotivo rischia di compromettere la qualità dei tuoi pensieri, la tua capacità di giudizio e il tuo comportamento. Le decisioni avventate che scaturiscono da una reazione emotiva hanno un impatto sulla tua efficacia nel risolvere i problemi e hanno un’influenza sugli altri non indifferente.

Come fare per imparare a gestire le emozioni e a non cadere in balìa di esse? Ecco una serie di consigli utili per migliorare la qualità della tua vita e del tuo lavoro.

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Cos’è l’autocontrollo emotivo?

L’autocontrollo emotivo implica la capacità di riconoscere e gestire le proprie emozioni, mantenendo la propria efficacia anche in situazioni di stress.

Questo però non significa evitare o reprimere le emozioni: si tratta, piuttosto, di un’abilità di controllo, che può essere acquisita ripetendo costantemente certe azioni.

Ci sono delle situazioni in cui può capitare di sentirci sopraffatti dalle emozioni, come se fossero loro a controllare noi e non viceversa. Quando le emozioni annebbiano la nostra mente, tutti gli altri sforzi intellettuali, dalla formulazione di una frase alla risoluzione di un problema, diventano difficili da gestire.

Il blocco delle nostre abilità cognitive ci porta ad agire con impulsività o a fare o dire cose che non pensiamo, rischiando di  danneggiare le relazioni.

Le emozioni fanno parte della nostra vita quotidiana e il modo in cui le sentiamo e le esprimiamo influenza la qualità della nostra vita, ma anche il modo in cui gli altri ci vedono. Se, ad esempio, siamo abituati ad arrabbiarci e a fare un vero dramma quando il nostro partner non risponde al telefono, invece di affrontare la situazione in modo razionale e calmo, questo sicuramente ci predisporrà a rapporti conflittuali.

Per questo è importante saper gestire i pensieri automatici negativi: le nostre reazioni determinano il nostro umore e influiscono sui nostri pensieri.

5 consigli da mettere in pratica ora per il controllo delle emozioni

Se sei costantemente di cattivo umore, se non riesci a gestire lo stress e ti senti sopraffatto, probabilmente dovrai imparare qualche tecnica di autocontrollo emotivo. Eccone alcune da applicare subito.

LEGGI ANCHE – Come aumentare la produttività personale a lavoro: 9 consigli da seguire

1 – Prendi tempo

Il primo consiglio che vogliamo darti per mettere in pratica l’autocontrollo emotivo è quello di provare a rimuovere temporaneamente te stesso dalla situazione che rischia di sopraffarti.

Che cosa significa? Se senti che un’emozione sta prendendo il controllo si di te, ritagliati un intervallo di 20 minuti per creare un  ambiente per te stesso a bassa pressione. Abbiamo detto che le emozioni influenzano il nostro giudizio e la nostra scelta: per questo dissociarti per un momento potrebbe aiutare a farti vivere la cosa sotto un altro punto di vista.

Inoltre, secondo uno studio, sembrerebbe che le emozioni negative generate da una situazione X si applichino anche ad una successiva situazione Y non correlata. Ad esempio, la frustrazione che accumuli nel traffico pesante può tradursi in rabbia quando arrivi in ​​ufficio.

2 – Usa il modello ABCDE

L’ansia e la preoccupazione inibiscono l’autocontrollo emotivo. Avere un po’ di preoccupazione va bene, perché ci aiuta a rimanere vigili sulla nostra attività e può assisterci nella prevenzione di rischi eccessivi. Tuttavia, essere in balia dell’ansia può indebolirci e minare al nostro ottimismo, generando pensieri negativi.

Per gestire le preoccupazioni, prova ad applicare il modello ABCDE sviluppato dal Dr. Martin Seligman, dove:

  • A-Adversity (avversità): il primo passo è quello di identificare le avversità
  • B-Belief (credenza): dovrai poi identificare le convinzioni automatiche che hai quando provi le avversità.
  • C-Consequences (conseguenze): come ti senti dopo aver provato questa convinzione?
  • D-Disputation (disputa): contesta queste credenze automatiche esaminando i fatti della situazione. Chiediti: quali sono le prove concrete che sostengono questa convinzione?
  • E-Energization (energizzazione): elenca i pensieri e le sensazioni che hai ora come risultato dell’analisi e della contestazione dell’interpretazione negativa che hai attribuito ad un’avversità. Ha cambiato il modo in cui ti senti? Ti ha aiutato a vedere la situazione da una prospettiva diversa?

Ripeti questo modello per imparare a gestire i tuoi pensieri automatici negativi e le tue “convinzioni limitanti”, ossia le barriere e i limiti che tu stesso ti poni senza avere un fondamento.

3 – Crea un diario delle emozioni

Una buona abitudine che potresti coltivare per imparare a gestire e a conoscere le tue emozioni è quella di tenere un diario. In questo diario, che sia cartaceo o digitale, dovrai annotare ogni giorno quali forti emozioni hai più spesso, analizzando i passaggi che precedono l’emozione.

Questo ti aiuterà a focalizzare l’attenzione su te stesso, su ciò che senti e pensi, in modo da poter cambiare i tuoi pensieri ed emozioni negative.

4 – Riconosci (e gestisci) ciò che ti fa perdere la pazienza

La mancanza di pazienza è una condizione che può portare facilmente ad un accumulo di stress. Quando perdi la pazienza, potresti prendere decisioni improvvise o avere un atteggiamento sprezzante con le persone di cui potresti pentirti.

Avere pazienza, ovviamente, non significa accettare tutto; quando affronti le persone o le situazioni, però, potresti farlo con più calma.  Conoscere i tuoi personali punti di rottura può aiutarti a sviluppare una maggiore pazienza. Considera di fare una lista delle cose che minano alla tua pazienza e sviluppa strategie per evitare che questi inneschi ti facciano perdere la calma.

Ad esempio, potresti decidere di rimanere in silenzio quando sei sotto stress. Se la tua impazienza deriva da lotte legate alla gestione del tempo, pensa a procurarti alcuni strumenti per aiutarti a mantenere la tua produttività e ridurre lo stress causato dalle pressioni temporali.

5 – Sperimenta tecniche di rilassamento

L’autocontrollo emotivo prevede una serie di comportamenti e anche di consapevolezze che dovrai acquisire nel corso del tempo. Una buona abitudine che potresti prendere quando le emozioni cercano di sopraffare la tua mente è quella di rilassarti. Che sia con la meditazione, lo sport, l’arte o la musica, l’importante è che sia un’attività che ti faccia svagare e che ti renda felice.

Se le emozioni ti fanno perdere il controllo, staccare la spina diventa fondamentale per ritrovare te stesso ed evitare di avere reazioni di cui potresti pentirti.

Su come gestire le emozioni abbiamo detto proprio tutto, per oggi: non ti resta che mettere in pratica i nostri consigli e integrare l’autocontrollo emotivo nella tua vita. Vedrai che, con un po’ di costanza, inizierai a raccogliere i tuoi frutti.

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Film sulla filosofia: ecco i 7 da non perdere assolutamente

Curioso di scoprire quali sono i migliori film sulla filosofia da vedere?

Sei nel posto giusto: in questa guida dell’Università Niccolò Cusano di Grosseto ti racconteremo i film filosofici più belli in assoluto, dai grandi cult che hanno fatto la storia del cinema alle nuove rivelazioni della settima arte.

Il connubio tra cinema e filosofia è spesso ricercato tra i registi e apprezzatissimo dagli studenti: negli anni sono stati prodotti tantissimi film che indagano sul senso della vita, sullo scorrere del tempo, sulla nostra identità.

Vediamo ora quali sono le pellicole più belle che dovresti vedere che affrontano il tema della filosofia.

Ecco i film filosofici più belli da vedere

La filosofia suscita, da sempre, grande attenzione da parte degli studenti: il cinema, attraverso storie e immagini, ha dato una forma alle domande esistenziali che non possiamo fare a meno di porci. Ecco i film profondi che dovresti assolutamente vedere.

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Matrix

Apriamo la nostra guida sui film sulla filosofia con un grande classico: Matrix. Scritto e diretto da Lana ed Andy Wachowski nel 1999, Matrix è forse il film filosofico per eccellenza, che ha lasciato una grande eredità nella cultura di massa.

La trama vede come protagonista il programmatore Thomas Anderson, noto come Neo, che viene contattato da un gruppo di apparenti hacker capitanato da un certo Morpheus. Morpheus spiega a Neo che, in realtà, tutto ciò che vede intorno a lui è puro artificio, una “neurosimulazione interattiva” gestita dalle macchine, che la proiettano perennemente nella mente degli ignari esseri umani.

Con l’aiuto della predizione di un misterioso Oracolo, Neo veste il ruolo dell’Eletto, ossia la persona designata a combattere le macchine e a capire il codice che compone la realtà.

Il film ha vinto molti riconoscimenti, tra cui 4 Oscar, ed è stato scelto nel 2012 per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Cartesius

Passiamo ora ad un film per la televisione di Roberto Rossellini: Cartesius. Questa pellicola è un omaggio al matematico, scienziato e scrittore René Descartes, noto come”padre della filosofia moderna” che ha condotto la sua vita alla ricerca del primato della ragione.

Sicuramente un film da vedere per conoscere la storia di una delle personalità più rilevanti del mondo della scienza.

Arancia Meccanica

Quando parliamo di film sulla filosofia, non possiamo non citare un capolavoro di Stanley Kubrick: Arancia Meccanica.

Questa pellicola del 1971 è ispirata all’omonimo romanzo distopico scritto da Anthony Burgess nel 1962, che immagina una scenario dove la società e soprattutto i giovani sono permeati da un’esasperata violenza.

La trama vede come protagonista Alex che, con i suoi scagnozzi (i drughi) è responsabile di una serie di attività violente e criminose per le quali viene arrestato. Una volta in carcere, Alex viene sottoposto al trattamento rieducativo Ludovico, così chiamato perché la musica in sottofondo è la Nona Sinfonia di Ludwig Van Beethoven. Il programma Ludovico porta i soggetti ad associare la violenza con il malessere fisico, attraverso una serie di stimolazioni.  Dopo aver riacquistato la libertà, Alex si trasforma da vittima a carnefice, fino a diventare uno strumento in mano nel potere. Nel capitolo finale (non incluso in tutte le edizioni del romanzo e neanche nel film) Alex abbandona spontaneamente la violenza e sente il desiderio di creare una famiglia.

Al momento della sua uscita nelle sale, il film destò decisamente scalpore per le scene di violenza e la chiave narrativa iperrealistica. Tuttavia, il capolavoro di Kubrick vanta ben quattro candidature agli Oscar del 1972 come miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale e miglior montaggio.

Il Settimo Sigillo

Tra i film che fanno riflettere da aggiungere in questa guida citiamo senza dubbio Il settimo sigillo, scritto e diretto dallo svedese Ingmar Bergman.

La trama ruota attorno all’incontro tra il cavaliere Antonius Block e la Morte, che lo aspetta su una spiaggia della Scandinavia al ritorno dalle crociate.  Il cavaliere sceglie di sfidare la Morte a scacchi, dando vita alla partita più avvincente della storia del cinema. La partita si svolge nel corso di vari incontri tra Block e la Morte. Durante la partita, Antonius e il suo scudiero Jons, attraversando la Danimarca, incontrano molte persone.

Il punto di svolta e la vera filosofia del film è racchiusa nell’incontro del cavaliere con una famiglia di saltimbanchi, che sembra non accorgersi della tragedia che li circonda, uniti solo dall’amore reciproco e da un sincero rispetto. Questo incontro aiuterà Antonius a ritrovare la fede e l’unione con Dio. Il finale non te lo sveliamo: ti lasciamo godere questo capolavoro.

Blade Runner

Passiamo ora ad uno dei film sulla filosofia più belli legati all’universo della fantascienza: Blade Runner. Questa pellicola del 1982, diretta da Ridley Scott, è liberamente ispirata al romanzo del 1968 Il cacciatore di androidi di Philip K. Dick.

Il film è ambientato in una Los Angeles distopica, dove replicanti dalle stesse sembianze dell’uomo vengono abitualmente fabbricati e utilizzati come forza lavoro nelle colonie extra-terrestri. Tutta la trama si basa attorno a un gruppo di androidi recentemente evasi e nascostisi a Los Angeles, e al poliziotto Rick Deckard, ormai fuori servizio ma che accetta un’ultima missione per dare loro la caccia.

Il film viene considerato tra i capolavori del genere fantascienza e ha subito ben sette revisioni prima di giungere alla versione definitiva della pellicola che conosciamo.

Wittgenstein

Giungiamo ora ad uno dei film filosofici che racconta la storia di un grande filosofo: Wittgenstein. Questa pellicola di Derek Jarman assume più la forma di un’opera teatrale filmata in cui gli attori agiscono in una scenografia minimalista.

In realtà il film non vuole essere una ricostruzione della vita del filosofo, ma una messa in scena del suo pensiero, inserito nel contesto della sua vita. Il dialogo con se stesso passa così attraverso l’intermediazione di un interlocutore immaginario che non è altri che un extraterrestre verde, ingenuo, logico e beffardo.

Sicuramente un film da vedere per capire meglio il pensiero di uno dei filosofi più celebri della storia.

2001: Odissea nello Spazio

Chiudiamo questa guida sui film sulla filosofia con un altro kolossal di Stanley Kubrick, una delle pellicole che hanno rivoluzionato il mondo del cinema.

Pur essendo ambientato nel futuro, il film affronta problematiche antichissime legate all’identità della natura umana, al suo destino, al ruolo della conoscenza e della tecnica.

Il film ha collezionato, negli anni, diversi riconoscimenti: nel 1991 la pellicola è stata giudicata di rilevante significato estetico, culturale e storico, e inserita nella lista di film preservati nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Inoltre, l’American Film Institute l’ha inserito al ventiduesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi.

Sui film filosofici abbiamo detto proprio tutto, per oggi: non ci resta che augurarti buona visione.

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Economia aperta: definizione e caratteristiche

Molto spesso, guardando la tv o leggendo i giornali, ci imbattiamo in termini come “economia aperta” o “economia chiusa“. Ma quando, esattamente, possiamo definire un’economia come aperta o chiusa e quali sono le differenze fra questi due approcci?

In questa guida dell’Università Niccolò Cusano ti spiegheremo tutto quello che devi sapere su questi concetti di economia, definendo termini come spesa aggregata, domanda interna e esportazioni nette.

Se sei curioso, continua nella lettura: troverai tutte le risposte che cerchi nei prossimi paragrafi.

Quello che devi sapere su economia chiusa e aperta

Che cosa intendiamo per macroeconomia? Che cos’è la finanza aperta? A queste (e molte altre) domande risponderemo nei prossimi paragrafi della nostra guida.

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Una definizione

Per economia aperta intendiamo quel sistema economico in cui gli operatori economici possono effettuare scambi anche con operatori di altri paesi. Gli operatori economici possono scambiare con l’estero le merci, i servizi, i capitali, la forza lavoro, le materie prime e i fattori produttivi.

La prima cosa che dobbiamo fare è classificare gli operatori economici in residenti e non residenti. Il sistema economico aperto non ha barriere: la spesa del paese, in ogni dato anno, non è necessariamente uguale alla sua produzione aggregata di beni e servizi. Un paese può spendere più di quanto produce indebitandosi all’estero o può spendere meno offrendo la differenza in prestito a stranieri.

Possiamo sintetizzare l’economia aperta a partire da questa formula:

Y = C+S

Come è possibile osservare, il reddito Y delle famiglie può essere speso per l’acquisto dei beni di consumo e servizi finali ( C ) oppure risparmiato ( S ). La prima identità contabile è identica a quella di un’economia chiusa. A fare la differenza è la seconda identità contabile lato produzione:

Y = C + I + X – Q

In un’economia aperta, infatti, c’è da considerare un altro operatore economico, accanto alle famiglie, alle imprese e allo Stato: il settore estero.

A differenza di un’economia chiusa, in un’economia aperta gli operatori possono scambiare merci e servizi anche con l’estero tramite le attività di import (Q) ed export (X).

Economia aperta e spesa pubblica

Vediamo ora cosa succede in un’economia aperta all’aumentare della spesa pubblica; possiamo riassumerlo in questi due punti:

  • Disavanzo commerciale
  • L’effetto sulla produzione è inferiore rispetto all’effetto in un’economia chiusa

In generale, quanto più aperta l’economia, tanto minore sarà l’effetto sulla produzione e tanto maggiore l’effetto negativo sulla bilancia commerciale.

Economia aperta vs chiusa

Vediamo ora qual è la differenza principale tra economia aperta e chiusa. Abbiamo detto che l’economia aperta prevede la possibilità per gli operatori economici di effettuare scambi anche con operatori esteri.

Al contrario, l’economia chiusa può essere definita come un sistema economico senza scambi con l’estero. Gli operatori economici scambiano beni e servizi soltanto con altri operatori nazionali.

Si tratta essenzialmente di una condizione prettamente teorica, poiché nessun Paese opera in condizioni di completa chiusura nei confronti dell’estero.

A partire sempre dalla nostra formula

Y = C + S

Dove il reddito disponibile delle famiglie (Y) è uguale alla spesa per il consumo (C) e al risparmio (S), le famiglie possono spendere il proprio reddito per acquistare beni di consumo/servizi oppure accumulandolo nel risparmio.

Non intrattenendo relazioni con l’esterno, la spesa per i consumi deve coincidere con la produzione nazionale dei beni e servizi da parte delle imprese. La spesa per il consumo (C) delle famiglie eguaglia i ricavi delle imprese. Dal punto di vista dell’offerta, le imprese producono beni di consumo (C) e beni di investimento (I).

Studiare l’economia: Master Unicusano

Studiare economia ti affascina e vorresti intraprendere una carriera in questo settore? I Corsi di Laurea e i Master dell’Università Niccolò Cusano sono la soluzione ideale per te.

La nostra Università prevede due Corsi di Laurea afferenti all’area economica:

Il primo Corso, di durata triennale, pone le basi per lo studio di discipline nelle aree di riferimento economiche, aziendali, giuridiche e quantitative. Il Corso magistrale, invece, permette allo studente l’acquisizione di elevate conoscenze per l’analisi e la definizione di politiche economiche e aziendali, riuscendo ad applicare le metodologie della scienza economica e di quella aziendale per analizzare le complessità della società contemporanea e risolvere i problemi economico-sociali in una prospettiva dinamica e globalizzata.

Dopo aver frequentato uno o entrambi i Corsi di Laurea, puoi continuare la tua formazione con i nostri Master di I o di II livello: la nostra offerta formativa prevede diversi percorsi, utili per specializzarti e per fornirti strumenti teorici e pratici per affrontare il mondo del lavoro.

La didattica dei nostri corsi è erogata online, grazie ad una piattaforma di e-learning attiva H24.

Per iscriverti ai Corsi di Laurea o Master Unicusano, compila il form o chiama il numero verde 800.98.73.73

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Film sugli anni di piombo: ecco quali vedere assolutamente

Curioso di scoprire quali sono i film sugli anni di piombo che dovresti assolutamente vedere?

Sei nel posto giusto: in questa guida ti sveleremo le migliori pellicole da vedere che raccontano il periodo difficile degli anni di piombo in Italia, tristemente noto per il clima di incertezza e di paura dovuta essenzialmente alla degenerazione del dibattito politico.

Definiamo anni di piombo quel periodo storico generalmente compreso tra la fine degli anni sessanta e gli inizi degli anni ottanta del XX secolo. Questo termine deriva proprio da un film, Anni di piombo, uscito nel 1981 e diretto da Margarethe von Trotta, che metteva al centro l’esperienza storica analoga e contemporanea vissuta dalla Germania Ovest.

Sono diversi i film e i registi che hanno cercato di raccontare questo periodo, con chiavi di letture differenti: scopriamole tutte nei prossimi paragrafi della nostra guida.

I film sul terrorismo e sugli anni 70 in Italia e all’estero

Quali sono i migliori film degli anni 70 che raccontano gli anni di piombo da vedere? Siediti e mettiti comodo: ecco le pellicole più interessanti da vedere secondo l’Università Niccolò Cusano.

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Anni di piombo

Iniziamo la nostra carrellata di film sugli anni di piombo con un vero e proprio cult, che si chiama, per l’appunto, Anni di piombo.

Questo film del 1981, di cui facevamo accenno nell’introduzione di questa guida, è diretto da Margarethe von Trotta.

La trama del film è ispirata alla storia delle sorelle Christiane e Gudrun Ensslin: Gudrun era un membro di spicco della “Banda Baader-Meinhof”, trovata morta assieme ai suoi compagni nella prigione di sicurezza di Stammheim nel 1977.

La pellicola ha vinto alcuni riconoscimenti importanti, come il Leone d’oro al miglior film alla 38ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Un film da vedere sicuramente per comprendere il clima teso di quegli anni non solo in Italia, ma anche all’estero.

Il caso Moro

Passiamo ora ad un film sulle brigate rosse e su Aldo Moro, che ripercorre proprio la storia del rapimento dell’esponente della Democrazia Cristiana morto per mano dei terroristi.

Il caso Moro è un film del 1986 diretto da Giuseppe Ferrara, tratto dal libro del 1982 I giorni dell’ira – Il caso Moro senza censure di Robert Katz, coautore anche della sceneggiatura.

Si tratta del primo film che racconta l’intera vicenda del rapimento di Aldo Moro, con l’interpretazione di Aldo Moro affidata a Gian Maria Volonté. Il film è assolutamente neutrale, gli stati d’animo del presidente sono quelli che si evincono dalle lettere scritte da lui stesso.

La pellicola rappresenta una sorta di rappresentazione a tappe dei 55 giorni del rapimento di Aldo Moro, dalla strage di via Fani fino al rinvenimento del corpo del presidente della Democrazia Cristiana in via Caetani. Mancano nel film tutti i riferimenti a ipotesi formulate negli anni successivi, come ad esempio i presunti contatti tra Stato e organizzazioni criminali per trovare la prigione dello statista.

Romanzo di una strage

Tra i film sugli anni di piombo da vedere, non possiamo non citare Romanzo di una strage, un film del 2012 diretto da Marco Tullio Giordana e liberamente tratto dal libro Il segreto di piazza Fontana di Paolo Cucchiarelli.

Il film è una ricostruzione dell’attentato avvenuto a Milano in piazza Fontana il 12 dicembre 1969, e delle vicende che ne conseguirono. In Romanzo di una strage si parla, ad esempio, delle piste intraprese dalla magistratura al caso creatosi attorno alla morte di Giuseppe Pinelli, tra cui quella del Presidente della corte d’assise Carlo Biotti, avvenuta in circostanze misteriose durante un interrogatorio, e quella conseguente del commissario Luigi Calabresi che conduceva le indagini.

Tra i riconoscimenti ottenuti dal film, ben 16 candidature ai David di Donatello 2012, aggiudicandosene 3.

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Passiamo ora ad una celebre pellicola che vede come protagonisti Gian Maria Volonté e Florinda Bolkan: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto.

La trama del film racconta la storia di un capo della polizia criminale che assassina brutalmente la sua amante Augusta Terzi. Convinto di essere ‘al di sopra di ogni sospetto’ grazie al posto che occupa, il poliziotto non si preoccupa neppure di cancellare le tracce del delitto. Allo stesso tempo, egli ottiene la direzione dell’indagine sull’omicidio da lui commesso, dopo aver scoperto l’infedeltà di Augusta con un giovane studente, Antonio Pace, accusato di essere un sovversivo.

Si tratta davvero di una storia avvincente, ricca di riferimenti culturali, da vedere tutta d’un fiato.

Il film ha avuto uno strepitoso successo: è stato vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al 23º Festival di Cannes e del Premio Oscar al miglior film straniero 1971, nonché di una nomination per la migliore sceneggiatura originale agli Oscar dell’anno dopo.

La seconda volta

La seconda volta è uno dei film sui terroristi più belli da vedere. Questo film del 1995 diretto da Mimmo Calopresti, vede come protagonisti Valeria Bruni Tedeschi e Nanni Moretti.

La trama è liberamente ispirato al libro autobiografico Colpo alla nuca di Sergio Lenci. Il protagonista è il professor Alberto Sajevo, che per caso incontra Lisa, la terrorista che dodici anni prima aveva tentato invano di ucciderlo sparandogli un colpo alla testa. Con una condanna a trent’anni, Lisa gode ora di un regime di semilibertà potendo uscire dal penitenziario pur dovendo rientrare ogni sera.

Il professore, incuriosito dalla ragazza, inizia a seguirla e a conquistarsi la sua amicizia. Quando, però, le svela la sua vera identità, il confronto cambia completamente toni. Non ti sveliamo il finale: ti lasciamo alla visione del film.

Una fredda mattina di maggio

Continuiamo il nostro viaggio alla scoperta dei film sugli anni di piombo con Una fredda mattina di maggio, pellicola del 1990 diretto da Vittorio Sindoni, liberamente ispirato all’assassinio del giornalista Walter Tobagi, avvenuto a Milano il 28 maggio 1980.

A fare da sfondo alla vicenda, la Milano degli anni settanta che, in quegli anni, è teatro di scontri di piazza violenti e della presenza delle formazioni di lotta armata. Ruggero Manni, che nel film rappresenta una sorta di alter ego di Walter Tobagi, indaga sulle attività criminali dell’organizzazione, fino al suo omicidio.

Buongiorno, notte

Concludiamo la nostra rassegna di film sul terrorismo e sugli anni di piombo con una pellicola che affronta l’uccisione di Aldo Moro con una chiave di lettura molto particolare: parliamo di Buongiorno, notte.

La trama è tratta dal libro del 1988 Il prigioniero della ex brigatista Anna Laura Braghetti, dove si narra del rapimento, della detenzione e dell’omicidio, da parte delle Brigate Rosse, di Aldo Moro, fatti avvenuti nel 1978.

Il film è strutturato con scene che mostrano la narrazione del romanzo e i documenti televisivi originali dell’epoca, con l’intento di rappresentare il dramma umano dello statista Aldo Moro e il dubbio che si era fatto strada in Chiara, una delle brigatiste.

Il livello narrativo è, dunque, doppio: attraverso gli stralci degli “interrogatori” a cui lo statista fu sottoposto durante la sua detenzione, il film vuole dare una visione diversa di questo drammatico caso di cronaca, mettendo in evidenza la parte più introspettiva dei protagonisti.

La nostra rassegna di film termina qui, per oggi: non ti resta che continuare a seguire gli articoli del nostro blog e goderti la tua pausa dallo studio in compagnia dei tuoi colleghi di corso.

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Come sconfiggere la timidezza: tecniche e consigli utili da seguire

Sei alla ricerca di consigli utili su come sconfiggere la timidezza?

Sei nel posto giusto: in questa guida ti spiegheremo come non essere timido e come relazionarti meglio con gli altri, senza cadere in quell’alone di imbarazzo che spesso ti blocca.

La timidezza è una condizione che può essere davvero debilitante per chi ne soffre: questa può portare il soggetto ad estraniarsi dal mondo, un po’ perché chi è timido tende a evitare situazioni pubbliche e a parlare, un po’ perché soffre di ansia cronica.

Se anche tu ti senti timido, ti rassicuriamo subito: secondo alcune statistiche, quattro persone su dieci si considerano timide. Anche se avvertirai questa tua condizione come drammatica, ecco la buona notizia: si può vincere la timidezza e migliorare la tua relazione con le altre persone. Con il tempo, lo sforzo e il desiderio di cambiare, potrai davvero sbarazzarti di questo sentimento.

Vediamo ora una serie di consigli utili su come combattere la timidezza.

Ecco come superare la timidezza e stare bene con te stesso

Per superare la timidezza e la “fobia sociale” ci sono diverse tecniche e accorgimenti che potresti seguire. Principalmente, si tratta di agire sulla fiducia in te stesso e sul tuo modo di vivere le relazioni con l’altro. Se sei curioso di capire come sconfiggere la timidezza, continua nella lettura: ecco i consigli dell’Università Niccolò Cusano per andare oltre ogni blocco.

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come vincere la timidezza

1 – Riconosci la timidezza come qualcosa di “normale”

Una delle cose che rende il superamento dell’essere timidi è che queste persone tendono a pensare che sia un problema che solo pochi altri sperimentano.

Questo li rende capaci di pensare che c’è qualcosa di sbagliato in loro, distruggendo ancora di più la loro già fragile autostima.

In realtà, come abbiamo accennato, sono molte le persone che vivono almeno una situazione di timidezza durante la vita. Anche molti personaggi pubblici come attori, cantanti e politici sono timidi, ma hanno imparato a gestire il fenomeno con successo.

Comprendendo che la timidezza è comune e, cosa più importante, comunemente superata, il problema inizia a sembrare molto meno debilitante.

2 – Accetta di non piacere agli altri

Se ti stai chiedendo come si fa a non essere timidi, sappi che parte dell’ansia che provi deriva dal fatto che vogliamo essere apprezzati da tutti.

Se qualcuno non sembra apprezzarci, tendiamo a demoralizzarci e a chiederci cosa abbiamo di sbagliato.

Nessuno è universalmente apprezzato: semplicemente può capitare che la tua personalità non si allineerà con alcune persone. Ricorda, ci sono anche persone che non piacciono a te. Accetta questa eventualità e vivila in modo positivo.

3 – L’ansia non è una minaccia alla sopravvivenza

L’ansia sociale affonda le sue radici nel nostro passato primordiale: in tempi remoti, l’appartenenza a un gruppo era essenziale per la sopravvivenza.

L’ansia sociale è il modo naturale per garantire che facciamo ciò che dobbiamo fare per stare con il branco. Anche se oggi viviamo in un ambiente piuttosto sicuro e non dobbiamo preoccuparci di morire se non facciamo parte di un gruppo sociale, i nostri cervelli continuano a percepire enormi quantità di stress e ansia allo spettro di essere rifiutati.

Quella sensazione di ansia che proviamo non è “reale”, nel senso che non ti stai esponendo ad un pericolo che minaccia la tua sopravvivenza. È una sensazione generata da un gruppo di neuroni. 

Parlando realisticamente e facendo un esempio concreto qual è la cosa peggiore che ti potrebbe accadere se facessi brutta figura con un gruppo di sconosciuti? Al massimo si potrebbe creare un po’ di imbarazzo, da smorzare magari con una battuta.

Se ti senti stressato prima, durante o dopo un’interazione sociale, ricordati continuamente che questi momenti imbarazzanti non sono minacce di sopravvivenza. Ripeti a te stesso che va tutto bene, respira profondamente e non lasciarti condizionare dai riflessi ancestrali.

4 – Esercitati in situazioni “sicure”

Nell’era digitale in cui viviamo, la migliore terapia per vincere la timidezza è fare pratica parlando con familiari e amici, magari attraverso dei brevi video.

Comparire in video, scrivere un blog, pubblicare i tuoi pensieri ti aiuterà a capire come sconfiggere la timidezza avendo un atteggiamento di apertura nei confronti del mondo. Fai questo esercizio con costanza e cerca di migliorarti ogni giorno di più.

Ricorda che le abilità sociali, come tutte le abilità, sono altamente deperibili. Non puoi aspettarti di padroneggiarle se non le eserciti quotidianamente. Quindi non aspettare di mettere alla prova le tue abilità sociali in ​​situazioni in cui il risultato è importante per te. Piuttosto, pratica il più possibile in situazioni poco rilevanti o in cui ti senti sicuro.

Continua a esercitarti in situazioni di quotidianità, ad esempio, con la commessa del supermercato o il cameriere del tuo ristorante preferito.

5 – Compi piccoli passi

Un approccio comune che le persone timide mettono in atto per superare l’ansia è sottoporsi subito ad una grande sfida sociale, spesso senza successo.

Infatti, il problema di questa strategia è che se non riesci a socializzare senza problemi, rinforzi semplicemente l’dea che già hai nella tua testa di essere timido e goffo, che non puoi cambiare, che socializzare è minaccioso e che l’unico modo per liberarti di quei sentimenti minacciosi è quello di evitare qualunque tipo di apertura.

Il successo genera successo quando si supera la timidezza: più successo otterrai, maggiore sarà la sicurezza in te stesso che acquisirai.

Invece di fissare grandi obiettivi,  punta a piccoli traguardi che sembrano meno minacciosi. Prima di tutto, impara semplicemente a lavorare sul contatto visivo con le persone. Quando, ad esempio, fai una domanda ad un tuo collega per lavoro, guardalo negli occhi mentre ti risponde.

Cerca di generare delle interazioni con persone che conosci e con cui hai già avuto dei contatti. Ad esempio, quando prendi il caffè la mattina al bar, chiedi al tuo barista come va la sua giornata. Se hai bisogno di aiuto per trovare qualcosa in un negozio, chiedi a un commesso di aiutarti.

Tratta le tue piccole interazioni sociali quotidiane come piccoli esperimenti e sfrutta ogni occasione per uscire dalla tua “zona di comfort” e creare un dialogo.

6 – Assumi un ruolo sociale predeterminato

Se la tua domanda principale è come sconfiggere la timidezza, devi sapere che una delle ragioni per cui le persone si preoccupano degli incontri sociali è che non sono sicuri di ciò che dovrebbero dire o di come dovrebbero agire in determinate situazioni.

È l’incertezza la vera fonte primaria di ansia. Secondo alcune ricerche, le persone dimenticano la loro ansia più facilmente se sono coinvolte in attività che sono utili agli altri e danno loro un ruolo o un lavoro predeterminato.

Ad esempio, molte persone che si definiscono timide non hanno alcun problema a parlare con estranei se fanno parte del loro lavoro. Se stai cercando di superare la tua timidezza per poterti fare nuovi amici, prendi in considerazione di dedicare il tuo tempo a organizzazioni che si allineano con i tuoi interessi e valori.  Facendo un esempio, se ti piace la politica, dedicati ad un’attività come volontario. Se sei molto religioso, frequenta il gruppo della tua parrocchia.

Avendo il tuo ruolo in un gruppo, acquisirai più sicurezza in te stesso e avrai più possibilità di uscire dal guscio.

Hai le idee più chiare su come sconfiggere la timidezza? Siamo certi che, grazie ai nostri consigli, riuscirai a migliorare la tua vita sociale e a trovare nuovi amici in poco tempo.

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Studiare per due esami contemporaneamente: consigli utili per farcela

Devi studiare per due esami contemporaneamente e non sai da dove iniziare?

Abbiamo la soluzione per te: in questa guida ti daremo una serie di dritte e consigli utili per studiare più esami contemporaneamente e gestire la mole di studio in maniera efficace.

Durante una sessione di esami all’università, può capitare di dover affrontare due prove a distanza di pochi giorni. Chiaramente, questo può generare un po’ di ansia, ma non cadere nel panico: con una buona organizzazione e un metodo di studio efficace, infatti, potrai dare due esami in un mese e anche più senza impazzire.

Vediamo ora come approcciare correttamente allo studio per migliorare la tua produttività e preparare più esami nella stessa sessione, senza compromettere l’esito positivo della prova. Se sei pronto, iniziamo subito.

Ecco come preparare più esami in una sessione

Gli esami rappresentano una verifica, scritta o orale, di ciò che si è appreso durante il semestre, oppure durante l’anno accademico: se hai lavorato bene in precedenza, preparare due esami contemporaneamente non è una missione impossibile. Ad ogni modo, se devi fare, per esempio, 2 esami in 20 giorni, sappi che con un buon metodo di studio riuscirai a raggiungere i risultati che desideri.

Ecco una serie di consigli utili dell’Università Niccolò Cusano da seguire per studiare per due esami contemporaneamente.

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metodo di studio

Organizzare lo studio per dare due esami in un mese

Se, a primo impatto, studiare per 2 o 3 esami in una sessione ti è sembrato impraticabile, dovrai rivedere le tue posizioni:  in questo caso, la parola magica è metodo.

Non è così strano ritrovarsi a dover sostenere due esami ravvicinati nel corso di una sessione universitaria: gestire bene il tempo e ottimizzare le risorse ti servirà a tenere sotto controllo la paura di non farcela e ti condurrà verso i tuoi obiettivi.

Per imparare a gestire una grande mole di studio dovrai lavorare sul metodo. Per metodo di studio universitario intendiamo tutte quelle pratiche che caratterizzano il processo di apprendimento, dall’ascolto attivo delle lezioni allo svolgimento della prova d’esame.

Contrariamente a quanto si pensa, infatti, il metodo di studio non ha a che fare solamente con la fase di studio vera e propria; questo coinvolge anche queste fasi:

  • Ascolto delle lezioni: l’apprendimento inizia ascoltando attivamente le lezioni. Per ascolto attivo intendiamo la capacità di mantenere alta l’attenzione mentre il docente spiega. La fase di studio inizia proprio da qui: segnati le domande da rivolgere al professore e gli argomenti da approfondire, così da avere delle basi di partenza;
  • Appunti: gli appunti sono fondamentali per studiare meglio. Ci sono diversi metodi per prendere appunti, ma il consiglio generale è quello di non riportare le parole del professore, ma di cogliere solamente i concetti importanti che ti serviranno per realizzare ad esempio una mappa concettuale;
  • Libri: integra gli appunti con i libri di testo, riprendendo gli argomenti trattati nel corso della lezione. Secondo recenti studi, gli studenti dimenticano il 46% di ciò che hanno imparato entro le prime 24 ore dallo studio; dalle due alle quattro settimane, invece, hanno rimosso più dell’80%. La soluzione? Inizia a studiare subito dopo la lezione e con continuità per ottenere risultati;
  • Studio: durante questa fase, dovrai concentrarti per assimilare i concetti fondamentali della materia. Ci sono diversi metodi di studio; in generale, ti consigliamo di leggere più volte libri di testo e appunti e ripetere quanto appreso ad alta voce, senza tenere sott’occhio il materiale. In questo modo potrai testare la tua effettiva preparazione e riprendere gli argomenti su cui ti senti meno ferrato;
  • Ripasso pre esame: in questa fase così delicata dovrai ripassare tutti gli argomenti studiati poco prima del tuo esame. Puoi utilizzare le mappe concettuali e gli appunti per ripetere velocemente;
  • Esame: che sia scritto o orale, l’esame è un punto di arrivo e non è altro che un test per capire se hai davvero appreso quanto previsto. Vivi questo momento con tranquillità, perché lo stress è uno dei fattori che possono ostacolare il tuo successo.

Metodi per studiare per più esami

Ora che abbiamo visto in linea generale che cos’è il metodo universitario e a cosa serve, vediamo qualche dritta per studiare per due esami contemporaneamente.

Organizza il tuo tempo efficacemente

La prima cosa da fare per dare, ad esempio, 5 esami in un mese è quella di organizzare il tuo tempo. Ricordati di giocare sempre d’anticipo quando puoi: prendi un calendario, segna le date dei tuoi esami e poi calcola quanti giorni hai a disposizione per prepararti.

Un sistema per capire quanto tempo dedicare allo studio di ognuno potrebbe essere quello di dividere il periodo a tua disposizione a metà e allocare per ogni metà il numero di capitoli da studiare per ogni esame. Per organizzarti meglio, puoi dividere la tua giornata studiando una materia la mattina e una materia il pomeriggio.

Se non sai di quanto tempo (e di quanti giorni) hai effettivamente bisogno per preparare il tuo esame, potresti:

  1. Prendi un calendario e segna la data del tuo esame;
  2. Stabilisci quanto tempo al giorno puoi dedicare alla preparazione di questo esame in base alle tue esigenze, che possono essere influenzate da fattori come, ad esempio, il lavoro;
  3. Dividi il tempo complessivo di preparazione dell’esame per il numero di ore di studio giornaliere ottenendo così il numero di giorni di cui hai bisogno per preparare il tuo esame.

Tieni sempre in considerazione anche il momento del ripasso, a cui dovrai riservare almeno la giornata precedente all’esame.

Cura il materiale di studio

Come avrai capito, la chiave di lettura per preparare tanti esami in una sessione è l’organizzazione. Per essere davvero organizzato, cura il materiale su cui studi: ordina gli appunti dopo ogni lezione e dedica un ripiano della tua libreria a ognuna delle due materie da studiare.

Così facendo, aiuterai la mente a dividere le due materie di studio e a non fare confusione. Per aiutarti a fare chiarezza, realizza delle mappe concettuali: si tratta di rappresentazioni schematiche di un argomento, che favoriscono il ricordo anche perché attivano la memoria fotografica.

Ricorda sempre che ciò che leggi in maniera schematizzata sarà più facile da assimilare.

Non studiare a memoria

Studiare a memoria non è mai un buon consiglio, meno che mai in questa situazione. Se studi a memoria, rischierai di rimuovere tutto ciò che apprendi in pochissimi giorni, imbattendoti in quei famosi “vuoti di memoria” davanti al professore.

Durante lo studio sii sempre concentrato e affina il tuo metodo di studio rispettando tempi e scadenze, ponendoti obiettivi sempre realistici e misurabili.

Sostenere due esami lo stesso giorno: è possibile?

Chiudiamo questa guida su come studiare per due esami contemporaneamente con alcuni consigli nel caso in cui tu debba affrontare più prove nella stessa giornata.

Si tratta sicuramente di un caso particolare e complesso da gestire, ma non impossibile. L’importante in questi casi è:

  • Non farsi prendere dall’ansia: l’agitazione e lo stress possono portarti in una condizione davvero dura da gestire nel corso dell’esame. Mantieni alta la concentrazione e non lasciarti sopraffare dai pensieri negativi;
  • Avere chiari gli obiettivi da raggiungere;
  • Essere sicuri di ciò che si è studiato: nel caso in cui ti rendessi conto che sostenere due esami nello stesso giorno è faticoso e rischi di fare un buco nell’acqua, scegline uno e programma l’altro per la sessione successiva.

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Informativa ai dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

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